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«Primo passo per la svolta su crescita e lavoro»

L’Efsi (il fondo europeo per gli investimenti strategici) da 315 miliardi di euro non sarà certo il nuovo Fondo sovrano dell’Europa come quello che esiste in Cina o in altri Paesi emergenti dove c’è un surplus di risorse da impiegare al meglio ma semmai uno strumento di garanzia per rimettere in moto il ciclo troppo a lungo bloccato degli investimenti privati. In ogni caso, dice il ministro dell’Economia e presidente di turno dell’Ecofin, Pier Carlo Padoan ieri all’Europarlamento di Strasburgo, è un «primo passo molto importante» per dare quello «shock positivo» che serve a un’Europa con previsioni di crescita riviste al ribasso, inflazione troppo bassa e rischio di stagnazione. 
Certo, ammette Padoan, «ci sono ancora alcuni punti da chiarire come ad esempio l’implicazione sul rispetto del Patto di stabilità, (ossia se i contributi volontari al Fondo verranno e in quale misura stralciati dal calcolo del deficit come annunciato ieri da Juncker n.d.r.) e quali saranno i criteri di riallocazione non tanto sui Paesi quanto sui progetti». E, aggiunge il responsabile di via XX Settembre, il Governo italiano non ha ancora esaminato l’ipotesi di conferire risorse al Fondo, perché «non sappiamo come funziona» anche se appare «ragionevole» l’effetto leva 1 a 15 annunciato dalla Commissione. Ma, avverte davanti all’assemblea di Strasburgo il ministro italiano: «bisogna fare tutto in fretta. Le aspettative dei cittadini sono crescenti come è crescente anche il rischio di una delusione e servirà un pò di tempo per il piano della Commissione». Di qui la necessità, propone Padoan, di «recuperare la fiducia dei cittadini» facendo partire subito almeno una parte di quei progetti selezionati dalla task force Commissione-Bei e finanziabili già all’inizio del prossimo anno con gli strumenti esistenti specie nei settori infrastrutture, istruzione, ricerca e sviluppo, energia.
In sostanza, senza attendere che il meccanismo dell’Efsi vada a regime a giugno (ma più realisticamente dopo) quei progetti sui quali i valutatori tecnici hanno già trovato un accordo potrebbero ottenere da subito il disco verde. Tra questi almeno parte dei circa duemila progetti italiani per complessivi 40 miliardi di euro inviati Bruxelles dalla task force nazionale. Solo così bruciando i tempi, secondo Padoan, si può «invertire la tendenza» della caduta degli investimenti in Europa. Padoan si dice convinto che l’iniziativa Juncker rappresenti «una svolta» nella politica economica e nella capacità dell’Europa di tornare a produrre crescita e lavoro. L’effetto leva da uno a 15 che, secondo il presidente della Bei, Werner Hoyer è «prudenziale» perché con l’ultimo aumento di capitale da 10 miliardi di euro sono stati attivati investimenti per 180 miliardi, dovrebbe stimolare, a giudizio di Padoan, nuovi investimenti privati con Bei e banche nazionali di sviluppo che si faranno carico di quella componente di rischio che i privati attualmente non si assumono. In una situazione come quella attuale le risorse pubbliche secondo il ministro sono destinate ad avere un effetto diretto sull’economia, in un momento come questo di domanda aggregata debole e c’è una situazione di «fallimento del mercato».
Nessuna preoccupazione da parte di Padoan inoltre sul giudizio della Commissione relativo alla legge di stabilità italiana che verrà reso noto ufficialmente domani ma le cui linee essenziali (ossia promozione con esame a marzo) sono già note. L’Italia, osserva Padoan, ha «assolutamente la coscienza a posto sulla legge di stabilità». Il governo «non ha ancora ricevuto la lettera» con i dettagli delle considerazioni Ue e conferma gli impegni già contenuti nell’ultima lettera ai commissari Dombrovskis e Moscovici. «Abbiamo un ambiziosissimo programma di riforme strutturali che continua – rileva Padoan – il consolidamento fiscale in Italia fa progressi importantissimi, perché nel 2015 il deficit/Pil sarà al 2,6% e quindi scenderà in modo significativo».
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