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Primo giorno di Hollande. Contatti internazionali e una transizione rapida

PARIGI — Tutto, ma non la coabitazione con un governo di destra. «Il cambiamento è adesso», prometteva lo slogan elettorale di François Hollande, e ora si tratta di tradurre la formula in realtà. Ben poco sarà possibile se il nuovo presidente della Repubblica non avrà una maggioranza parlamentare e un esecutivo che lo sostengano in pieno, e tra solo un mese — il 10 e 17 giugno — si tengono le elezioni legislative, che la destra appena sconfitta considera apertamente un «terzo turno» delle presidenziali; una possibile importante rivincita, già a portata di mano.
Così la prima giornata di François Hollande capo di Stato in pectore, ieri, è passata a rafforzare i rapporti internazionali (approfittando subito delle rituali telefonate di congratulazioni) e a studiare le mosse per rendere completa la presa del potere.
Alle 8 e 30 del mattino il direttore di campagna, Pierre Moscovici, ha preceduto Hollande al quartier generale elettorale in avenue Ségur, che sarà trasformato in una sorta di Eliseo temporaneo fino al passaggio dei poteri: con una telefonata tra Moscovici e il segretario generale dell’Eliseo uscente, Xavier Musca, si è stabilito che l’addio di Nicolas Sarkozy e l’entrata in funzione ufficiale di Hollande avverranno il prossimo martedì 15 maggio. «Tutto si sta svolgendo in pieno accordo tra i due campi», ha detto poi Moscovici, e va detto che la frase non sembra solo di circostanza. La Francia è in crisi, non c’è tempo da perdere e con il riuscito discorso della sconfitta, domenica sera, Sarkozy ha indicato la strada di una transizione facile e rapida.
Arrivato alle 9 e 40, Hollande ha pronunciato le sue prime parole da presidente eletto: «Il programma del giorno? Lavoro, anche se non c’è ancora il passaggio dei poteri. In campagna elettorale ho detto che mi sentivo pronto. Adesso, devo esserlo completamente». Alle 10 è cominciata una riunione con i collaboratori più stretti: Pierre Moscovici, il possibile ministro della Cultura Stéphane Le Foll, Aquilino Morelle (che gli scrive i discorsi), il direttore della comunicazione Manuel Valls e il direttore di gabinetto Faouzi Lamdaoui. Dall’Eliseo è arrivato l’invito — accettato — a partecipare oggi alla celebrazione della fine della II Guerra mondiale, alla quale assisteranno quindi assieme, sulla tribuna degli Champs Elysées, «i due presidenti» Nicolas Sarkozy e François Hollande.
All’una Hollande si è affacciato al balcone per salutare le centinaia di persone raccolte in strada, poi sono cominciate le telefonate con i capi di governo di tutti i maggiori Paesi, compresi Barack Obama e Mario Monti; Hollande ha ricevuto gli ambasciatori di Stati Uniti e Cina, Charles Rivkin e Kong Quan. Più tardi, nel corso di una conferenza stampa condotta in parte in inglese, Pierre Moscovici ha espresso i ringraziamenti di Hollande per Mario Monti, Giorgio Napolitano e Pier Luigi Bersani, aggiungendo che l’«Italia è partner molto importante per noi». Hollande ha una settimana di tempo per studiare la squadra di governo, da annunciare subito dopo il passaggio dei poteri il 15 maggio. L’esecutivo dovrà governare, ma anche gestire la delicata fase delle legislative; per il posto di premier crescono così le quotazioni del capogruppo socialista all’Assemblea nazionale e sindaco di Nantes, Jean-Marc Ayrault, forse preferito a Martine Aubry. Laurent Fabius è destinato agli Esteri e Michel Sapin all’Economia, dicastero che già ricoprì nel 1992. Un posto importante toccherà anche al 49enne Manuel Valls, l’esponente della nuova guardia che nel 1981, quando vinse Mitterrand, era studente a Parigi ma non potè votare: nato a Barcellona da padre spagnolo e madre svizzera ticinese, ottenne la cittadinanza francese solo un anno dopo.
Il compito di Hollande, nei confronti della Francia e dell’Europa, non è facile. Ma comunque ieri, nel primo giorno del nuovo corso socialista, la tanto evocata (dagli avversari) fuga dei mercati non c’è stata. Anzi. Se all’indomani della vittoria di Mitterrand, il lunedì 11 maggio 1981, la Borsa parigina conobbe uno dei più gravi crolli della sua storia, ieri l’indice Cac 40 ha chiuso la seduta in netto rialzo, guadagnando l’1,65 per cento. Gli investitori scommettono sulla capacità di Hollande di dialogare con Angela Merkel per fare ripartire la crescita. Ieri il portavoce della cancelliera tedesca ha ripetuto che «il trattato di stabilità non è negoziabile», ma sotto questa forma la Francia non lo ratificherà, facendolo saltare. Le posizioni sono lontane ma a Parigi si pensa che, quindi, c’è spazio per manovrare.

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