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Il primo contratto dei «rider», 10 euro l’ora e indennità-pioggia

Un compenso minimo di 10 euro lordi per ogni ora lavorata. Un’indennità integrativa che va dal 10 al 20% per il lavoro notturno, le festività e il maltempo. Un incentivo di sette euro l’ora, anche nel caso di assenza di proposte di lavoro, per i primi quattro mesi nel caso di apertura del servizio in una nuova città. E un premio di risultato, con una somma una tantum di 600 euro ogni 2 mila consegne effettuate. Sono considerati l’anello più debole della gig economy, la cosiddetta economia dei lavoretti, oltre ad essere accusati sempre più spesso di guida spericolata, tra semafori bruciati e invasione di marciapiedi, perché più spingono sui pedali e più guadagnano. Ma da oggi i rider — i fattorini in bicicletta che consegnano a domicilio pranzi, cene e tutto quello che entra nei loro borsoni — avranno a disposizione un nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, il primo di questo genere in Europa.

L’intesa è stata firmata ieri da AssoDelivery — l’associazione che rappresenta praticamente tutti i gruppi del settore come Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats — e l’Ugl, sindacato da sempre vicino alla destra, anche se la sede è in via delle Botteghe oscure, perché la storia a volte si diverte con i dettagli. Al di là delle singole misure su paga e incentivi, quello che conta di più è la cornice generale del contratto: i rider non vengono inquadrati come lavoratori dipendenti, cosa che invece chiedono Cgil, Cisl e Uil, con i quali la stessa AssoDelivery ha avuto a suo tempo un primo incontro che però non ha portato a nulla. Ma restano lavoratori autonomi, quindi niente ferie o malattia pagate. Viene però introdotta una serie di diritti aggiuntivi come la formazione e la fornitura gratuita delle dotazioni di sicurezza, con la giacca ad alta visibilità da sostituire ogni 1.500 consegne, il casco ogni 4 mila. Mentre la copertura assicurativa contro gli infortuni è già obbligatoria per legge ed è in capo all’Inail.

«Il contratto che abbiamo firmato è aperto alle adesioni anche degli altri sindacati e di aziende che non fanno parte della nostra associazione», dice Matteo Sarzana, presidente di Assodelivery, che rappresenta il 90% del mercato, e general manager in Italia di Deliveroo. «Abbiamo dato il via a un cambiamento epocale — aggiunge Paolo Capone, segretario Ugl — perché per la prima volta un’organizzazione datoriale riconosce i diritti sindacali ai lavoratori autonomi. È un primo esempio di come regolare il lavoro che cambia». Cosa succederà adesso? Dal 3 novembre le aziende di Assodelivery dovranno adottare il nuovo contratto. Naturalmente si tratta solo di una base minima, si potranno offrire condizioni migliori per attirare i lavoratori. La firma di ieri ferma anche il conto alla rovescia innescato dal decreto «Salva imprese», che dava ad aziende e sindacati un anno per firmare un contratto. Stabilendo che in caso contrario si sarebbero applicato quello della logistica, considerato insostenibile dalle aziende. Il termine scadeva ai primi di novembre.

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