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Primo accordo sul debito Rizzoli

Alla vigilia dell’assemblea straordinaria di Cairo Communication che dovrà approvare ufficialmente l’aumento di capitale al servizio dell’Ops su Rcs Mediagroup, il cda della casa editrice sotto attacco rende noto l’accordo imminente per la ristrutturazione del debito con le banche. L’ad Laura Cioli ne ha spiegato i termini agli analisti finanziari collegati in conference call: il nuovo “term sheet” su cui Rcs e banche hanno trovato l’accordo e che entro un mese dovrebbe essere ufficialmente approvato da tutti gli istituti di credito, prevede una proroga della scadenza a fine 2019 e il rimborso immediato della linea di credito legata alle cessioni. «Alla firma del nuovo contratto ci sarà il rimborso totale della linea “bridge to disposal” pari a 71,6 milioni usando parte del ricavato della vendita di Rcs Libri», ha detto Cioli. Ma soprattutto i nuovi covenant finanziari sono stati fissati con margine rispetto ai target del piano industriale e non sono previsti associati all’aumento di capitale.
I conti dei primi tre mesi approvati ieri dal cda Rcs sono in miglioramento rispetto al 2015. Ricavi consolidati pari a 219,8 milioni (meno 4,2%), pubblicità in crescita del 2%, ebitda post oneri in miglioramento di oltre 12 milioni e una perdita netta di 22 milioni rispetto ai meno 35,2 di fine marzo 2015. Con un indebitamento finanziario netto del gruppo che si è attestato a 411 milioni. «Siamo sempre più fiduciosi di poter raggiungere i nostri obiettivi – ha aggiunto Cioli -. Le prime evidenze sul semestre ci consentono di confermare risultati in deciso miglioramento rispetto al medesimo periodo del 2015 e l’obiettivo del ritorno all’utile entro il 2016».
Il cda di Rcs ha inoltre ribadito il suo giudizio negativo sull’offerta lanciata da Cairo considerata a sconto rispetto alle valutazioni storiche e prospettiche della società e anche perchè vi sono «difficoltà di valutazione del titolo Cairo Communication». Oggi presumibilmente vi sarà la replica dello stesso Cairo dal pulpito dell’assemblea ma intanto è arrivata una prima indicazione da Paolo Rotelli, azionista di Rcs insieme alla famiglia con il 3,5%, quota che aveva acquistato il padre Giuseppe. «In generale penso che ci voglia un azionista unico per il Corriere: la società andrà bene quando ci sarà una persona che decide, una persona del settore che sappia come fare efficienze ». E commentando l’offerta di Cairo Rotelli ha detto: «Come idea e progetto è buona, mi piace che abbia avuto il coraggio di fare questo», ma, ha ricordato, «Cairo offre poco, quindi c’è un problema di prezzo. La nostra quota non è strategica, abbiamo già bruciato 300 milioni, tanto vale tenerla. L’unica cosa certa è che non saliamo».
Infine in seguito alla distribuzione delle azioni Rcs da parte di Fca ora la Giovanni Agnelli & C. risulta avere in portafoglio azioni Rcs pari al 6,4% del capitale, di cui il 4,8% fa capo direttamente a Exor.

Giovanni Pons

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