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Primi spiragli Bce, tregua sui mercati

I mercati tirano il fiato dopo tre giorni di tempesta: le Borse girano in positivo, con Piazza Affari in pole position, e gli spread si restringono anche se restano alti. A determinare l’allentamento delle tensioni sono le parole del governatore della banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, che fanno trasparire, pur con tutta la prudenza possibile, spiragli sulla possibilità di dotare di una licenza bancaria il nuovo fondo salva Stati permanente dell’Unione Europea (Esm), che dovrebbe diventare operativo, sempre che la Germania lo ratifichi, in autunno.
Lo spiraglio della Bce
«Credo che ci siano argomenti a favore» a riguardo, dice Nowotny in un’intervista a Bloomberg, pur negando che la questione sia al momento sul tavolo dei governatori della Bce. Ma il suo è un segnale importante perché una tale decisione sarebbe in grado di potenziare enormemente le capacità di intervento del Fondo che avrebbe la possibilità di finanziarsi a bassi costi presso la stessa Banca centrale europea. E segnali arrivano anche circa il fondo salva Stati provvisorio (Efsf), che sarebbe pronto ad acquistare Bonos, i titoli di stato spagnoli. Lo ha riportato ieri notte l’agenzia Agi citando la Sueddeutsche Zeitung. Secondo il quotidiano tedesco l’Efsf acquisterebbe Bonos per accentuare la richiesta e far scendere di conseguenza il peso degli interessi per la Spagna. «Nel caso in cui Madrid lo chieda siamo pronti ad agire», ha dichiarato al quotidiano un diplomatico della Ue, sotto anonimato. La mossa dovrebbe stemperare i mercati, ancora in agitazione.
Il cambio di marcia
Ieri in particolare in apertura si registravano euro in ribasso, spread in volo e Borse apatiche. Poi però proprio per l’intervento di Nowotny le pressioni si sono attenuate. La moneta unica, in mattinata scesa a 1,20 dollari, ha raggiunto quota 1,2166 dollari. Sul mercato secondario dei titoli di Stato, dopo aver toccato il 6,70% in apertura il rendimento del Btp è migliorato progressivamente chiudendo al 6,43% con uno spread a 518 punti anche grazie all’aumento dei tassi del Bund decennale. In discesa al 5% il rendimento del Btp a due anni. Lieve miglioramento per i Bonos con spread a 614 punti (tasso del 7,40%).
Il test del Tesoro
Bisognerà vedere se la quiete durerà anche oggi, quando il Tesoro affronterà il primo test, quello del collocamento dei Ctz (2,5 miliardi), delle tre aste di fine mese. Domani toccherà ai Bot semestrali e lunedì ai Btp. Intanto via XX Settembre ha annunciato di aver effettuato un concambio di Btp con scadenza maggio 2017 per 1,156 miliardi di euro a fronte del riacquisto di quattro titoli indicizzati all’inflazione europea con scadenza 2017, 2019, 2023 e 2035 che «oltre a venire incontro alle esigenze degli investitori istituzionali» ha prodotto «una riduzione dello stock del debito di quasi 370 milioni». Circa le Borse, Piazza Affari dopo il tonfo di martedì ha guadagnato l’1,17%. Più moderati i guadagni di Madrid, +0,82%, di Francoforte, + 0,25%, e di Parigi, + 0,23%. Debole Londra (-0,02%).
La mossa di Hollande
L’attenuazione del nervosismo dei mercati, ieri, non rappresenta però un’indicazione troppo significativa: i timori per la tenuta dei conti della Spagna e per la soluzione della crisi greca sono rimasti immutati. Anche se le dichiarazioni degli esponenti della politica, per una volta, sono state tutte costruttive. Il presidente francese François Hollande ieri ha sollecitato «una rapida e ferma attuazione» delle riforme decise nel Consiglio europeo di fine giugno. Da Parigi i ministri delle Finanze francese e spagnolo, Pierre Moscovici e Luis De Guindos, hanno chiesto all’Unione «una rapida applicazione» del programma di aiuti alle banche spagnole varato la settimana scorsa, considerato «essenziale per ricostruire la fiducia e le condizioni per la crescita» di Madrid. E Bruxelles ha dato il via libera allo schema di funzionamento del fondo spagnolo di ristrutturazione bancaria (Frob) garantito dalla Spagna. Quanto alla Grecia la troika Ue-Bce-Fmi, giunta ieri ad Atene per «riportare sui binari» l’applicazione del programma di impegni presi in cambio degli aiuti, tornerà ancora in settembre. «La valutazione sul programma sarà formulata solo allora», ha riferito il portavoce della commissione Ue, Antoine Colombani.
Oltre al governatore austriaco, ieri è intervenuto quello francese, anche lui componente del board della Bce, Christian Noyer, che parlando a Dublino ha osservato come la trasmissione nel sistema bancario delle decisioni di politica monetaria prese a Francoforte «semplicemente non funziona». Noyer ha anche sottolineato la necessità di instaurare un meccanismo unitario di supervisione bancaria, uno schema di garanzia dei depositi e un fondo per la risoluzione delle banche. In questo senso, ha aggiunto Noyer, «l’Europa può lavorare in fretta se c’è la volontà politica».

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