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Primi rinvii per le assemblee, anche la cedola rischia il ritardo

Il coronavirus rischia di mandare in quarantena anche le assemblee societarie e ritardare la distribuzione dei dividendi che deve essere, per legge, approvata dagli azionisti. Certo, nella cappa calata sul Paese, non è sicuramente questo il problema prioritario, ma è un altro granello nel meccanismo di un sistema che non può conservare la normalità.

È?notizia di ieri che Astaldi, che ha sede a Roma, ha deciso di posticipare di una settimana, dal 10 al 17 marzo, l’assemblea degli obbligazionisti per l’approvazione di un bond da 750 milioni. Il motivo? L’impossibilità di assicurare le distanze di sicurezza tra i possibili partecipanti nel luogo che era stato prescelto inizialmente e la conseguente necessità di cambiare il luogo dell’adunanza.

Ma la domanda che ieri rimbalzava tra società e addetti ai lavori è se le assemblee si possano effettivamente tenere o meno nelle zone dichiarate “arancioni” che potrebbero allargarsi ben oltre la Lombardia e le altre province blindate nel weekend. UniCredit ha convocato per il 9 aprile l’assemblea di bilancio a Milano, ma ha avvertito che data e luogo potrebbero cambiare qualora provvedimenti emanati per l’emergenza da coronavirus «vietino o sconsiglino lo svolgimento di eventi della specie nel Comune di Milano».

Nel periodo di limitazione alla circolazione delle persone, che per ora nel decreto arriva fino al 3 aprile, sono in calendario l’assemblea straordinaria di Moncler per adottare il voto maggiorato (16 marzo), l’assemblea di Inwit per la nomina del nuovo consiglio (20 marzo, mentre invece l’assemblea di bilancio è il 6 aprile), e quella di Anima, in sede ordinaria per l’approvazione del bilancio e straordinaria (31 marzo). Subito dopo, il 4 aprile, è in calendario l’assemblea di Banco Bpm che, da buona ex Popolare, di norma richiamava centinaia di piccoli azionisti. Il 6 aprile è prevista l’adunanza di Mps.

«Stiamo navigando a vista», lamenta Andrea Di Segni, managing director di Morrow Sodali. In assenza di un chiarimento generale, in teoria il notaio potrebbe decidere che l’assemblea non si tiene se l’affollamento è tale da non garantire il rispetto delle disposizioni di sicurezza. Ma non sarebbe una decisione da prendere a cuor leggero perchè vorrebbe dire rinviare lo stacco della cedola, sulla quale, in situazione di incertezza, contano molti fondi per programmare i loro investimenti. Non solo fondi, c’è anche lo Stato che aspetta i dividendi, anche se Eni, Enel, Leonardo hanno in programma di riunire i soci a maggio (di questi tempi, non è detto però che basti in assoluto a mettersi al riparo da rischi). «In realtò non ci dovrebbe essere una grossissima difficoltà a gestire la situazione attraverso gli strumenti già a disposizione», osserva comunque Di Segni.

Dario Trevisan, l’avvocato milanese che tradizionalmente rappresenta i fondi esteri in assemblea, cita come soluzione praticabile quella del voto per delega. «Sia l’accredito dell’azionista da parte delle banche, che il conferimento della delega oggi sono consentiti per via digitale», spiega. Delega che potrebbe essere conferita a uno studio legale, come lo stesso studio Trevisan che non avrebbe difficoltà a raccogliere le indicazioni di voto anche di singoli azionisti, oppure al “rappresentante designato” dell’emittente – spesso un dirigente dell’area legale/affari societari – di cui molti gruppi si sono già dotati. Un sistema, questo, che può funzionare per molti, ma non per tutti. Per esempio non per Cattolica assicurazioni, che pone limiti al numero delle deleghe attribuibili (massimo cinque), o per Popolare di Sondrio (massimo dieci). Peraltro Cattolica, avrebbe dovuto tenere sabato a Verona l’assemblea straordinaria per modifiche statutarie di governance, ma in considerazione della situazione critica generale ha già deciso di accorparla con l’assemblea annuale di fine aprile.

Un’alternativa è la partecipazione in streaming da remoto, una modalità che dovrebbe però essere prevista dallo statuto e per la quale non tutte le società sono attrezzate. E c’è poi per legge la possibilità di rinviare l’assemblea fino al 30 giugno, ma per questioni che nulla hanno a che fare con la situazione di emergenza sanitaria attuale: necessità di predisporre un consolidato in presenza di una struttura di gruppo complessa. E anche questa facoltà dovrebbe essere prevista dallo statuto societario.

Marcello Bianchi, vice-direttore generale di Assonime (l’associazione delle società quotate), invoca una lettura più flessibile delle norme per poter far slittare le date delle assemblee e/o forzare una partecipazione solo da remoto o per delega. «Le società – sottolinea – non possono prendersi la responsabilità di decidere individualmente e in ordine sparso».

La questione, ovviamente, è già finita sul tavolo della Consob, che di suo assicura che il tema è all’attenzione degli uffici. Sulla possibilità di un intervento regolamentare però ci sono forti dubbi, dal momento che le disposizioni che valgono per le società hanno forza di legge.

L’emergenza da coronavirus, secondo Luigi Bianchi, partner dello studio Gatti,Pavesi, Bianchi e associati, potrebbe giustificare lo slittamento delle assemblee. «Il principio di eccezionalità – dice – vale anche per le società». Certo, ci sarebbero problemi con l’incasso dei dividendi e le dichiarazioni fiscali, per esempio. Ma in ogni caso, per derogare anche in via temporanea alla legge, occorrerebbe un intervento del Governo, un decreto. In Sud-Corea il Governo ha concesso la possibilità di chiedere l’esenzione dalle sanzioni amministrative alle società che non sono in grado di rispettare i termini per l’approvazione del bilancio, nel caso abbiano attività in Cina contagiate dal virus.

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