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Primi paletti all’abuso del diritto

Un passo avanti (anche se a fatica) verso la disciplina dell’abuso del diritto. La delega fiscale passa il primo dei due “giorni di fuoco” in Aula alla Camera, scalzando la spending review dall’ultimo posto della classifica sui voti di fiducia ottenuti dal Governo Monti. Per la prima volta, e ampiamente, l’Esecutivo scende sotto quota 400 nelle votazioni di fiducia alla Camera. Sul terzo articolo del disegno di legge delega fiscale, il Governo ha strappato 324 consensi, molti meno del precedente minimo di 403 sì ottenuti nell’ultima votazione, il 7 agosto scorso, sul Dl spending review. Una votazione a macchia di leopardo visto che non hanno partecipato 97 deputati del Pdl (il 46,4% del gruppo), 15 deputati di Fli (il 60% del gruppo), 22 del Pd (10,7% del gruppo) e 8 nell’Udc (21% del gruppo).
Ma anche le altre due votazioni sui primi due articoli hanno di fatto incassato due via libera ai minimi termini. Si è fatto, quindi, sentire il braccio di ferro sull’accorpamento delle agenzie fiscali, che ha sfilacciato l’atipica maggioranza che sostiene l’Esecutivo. Da una parte la commissione Finanze che fino all’ultimo si è battuta per evitare che dal prossimo 1° dicembre diventi operativo l’accorpamento dell’agenzia del Territorio in quella delle Entrate e i Monopoli nell’agenzia delle Dogane. D’altra parte il Governo che ha difeso la riforma dell’amministrazione finanziaria voluta dallo stesso ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, fino a stralciare dal testo licenziato dalla Commissione Finanze, la norma con cui Montecitorio sterilizzava definitivamente il taglio delle agenzie fiscali.
Con il primo voto di fiducia (369 i favorevoli), il Governo ha incassato il via libera all’articolo 1 del disegno di legge che fissa i principi generali della delega fiscale. A partire dai nove mesi entro cui il Governo dovrà adottare i decreti delegati, senza però incidere sui saldi di finanza pubblica. Il Governo dovrà adottare, entro nove mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, i decreti legislativi per attuare i principi contenuti nella delega. Da sottolineare come – proprio nel giorno in cui si apprende che i tagli ai bonus fiscali disposti dalla legge di stabilità saranno retroattivi – il testo riscritto dalla commissione Finanze e che ieri ha ottenuto il voto dell’Aula stabilisca che le norme attuative dovranno essere adottate «secondo i principi dello statuto dei diritti del contribuente» con particolare riferimento alla non retroattività.
La seconda fiducia (355 sì) ha riguardato il secondo articolo: quello che delinea la riforma del catasto e stabilisce la necessità di un monitoraggio continuo della stima dell’evasione fiscale. Con l’ultimo via libera di giornata, la Camera ha avviato l’avvio di una mini-svolta particolarmente attesa da professionisti e categorie produttive: l’abuso del diritto avrà un perimetro più definito.
Oggi c’è l’ultimo test con il voto sul quarto articolo (quello che, tra l’altro, promette di risolvere la querelle sull’autonoma organizzazione per l’Irap dei “piccoli”). Poi inizierà la corsa contro il tempo per approvare il provvedimento al Senato.
Dopo di che il Governo avrebbe in teoria 9 mesi per i decreti attuativi. In realtà avrà solo poche settimane, visto l’imminente fine della legislatura.

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