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Primi fondi al drone targato Ue Per Leonardo una quota del 25%

Si avvicina al decollo il drone europeo per sorveglianza e difesa, detto «Male Rpas» o «Eurodrone». Il progetto militare che è frutto di una cooperazione industriale e politica tra Germania, Francia, Italia e Spagna, lanciata nel 2013 a Le Bourget, ha ottenuto il via libera della Commissione europea alla concessione di un finanziamento per lo sviluppo che consente di fare un significativo passo avanti.

Secondo fonti autorevoli, il finanziamento approvato da Bruxelles è di 100 milioni di euro, con i fondi dell’Edidp 2020, il precursore del più ricco Edf (Fondo europeo per la difesa, dotato di 7,9 miliardi dal 2021 al 2027). Il disco verde della Ue è all’interno di un pacchetto con il quale la Commissione ha approvato 26 nuovi progetti competitivi nella difesa con un budget di 158 milioni, inoltre ha assegnato ulteriori 137 milioni a due importanti progetti di sviluppo: uno è l’Eurodrone per 100 milioni, l’altro è il nuovo sistema di comunicazione radio software per le forze armate Essor, per 37 milioni.

Il contratto che aggiudica questi fondi sarà firmato oggi a Roma tra l’Occar, l’Organizzazione congiunta europea per la cooperazione in materia di armamenti, e le industrie del consorzio per l’Eurodrone: capofila la Germania con Airbus Defence and space, che rappresenta anche la Spagna, con i partner Leonardo-Finmeccanica e la francese Dassault. A Roma l’Occar firmerà anche il contratto che assegna i fondi per il sistema radio Essor, con le industrie di Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Italia e Polonia. Capofila è la francese Thales, anche qui è presente Leonardo. Il gruppo guidato da Alessandro Profumo inoltre è presente in oltre la metà dei 26 progetti, di importo più contenuto, selezionati dalla Ue per il finanziamento con i fondi Edidp.

La somma accordata per l’Eurodrone è modesta rispetto al costo dell’intero programma, stimato in circa 7,6 miliardi compresi gli acquisti dei velivoli per i quattro paesi promotori, ma è significativa per far decollare un progetto che ha accumulato almeno cinque anni di ritardo. Questo a causa delle faticose discussioni tra Stati e industrie europee quando si tratta di fare progetti comuni in un settore molto frammentato come la difesa. La fase di sviluppo dovrebbe avere un costo di un miliardo.

L’entrata in servizio è stata rimandata dal 2025 a dopo il 2030. Molti aspetti del progetto devono ancora essere definiti, come la ripartizione del lavoro fra i paesi. L’Italia aspira ad avere circa il 25% delle quote di lavoro industriale, con Leonardo capofila e altre aziende che aspirano a partecipare, tra cui Elettronica. Non è ancora stato scelto il motore, tra due proposte, l’italiana Ge Avio, controllata dall’americana General Electric, e la francese Safran. Il velivolo, concepito per la media altitudine e lunga autonomia (Male sta per «Medium altitude long endurance»), avrà due motori turboelica.

L’Europa punta a creare una capacità autonoma nei velivoli a pilotaggio remoto, per affrancarsi dalla superiorità tecnologica di Stati Uniti e Israele. Il velivolo sarà più grande del Reaper americano, lungo 15 metri, apertura alare di 30 metri, autonomia di oltre 24 ore a un’altitudine superiore a 13mila metri. La Germania dovrebbe comprarne 21, l’Italia 15, Francia e Spagna 12 ciascuna. Italia e Francia vorrebbero usare anche una versione armata. Prima della fase di produzione dovranno essere approvati anche gli stanziamenti nazionali, finora solo il Parlamento tedesco ha approvato dei fondi. L’Italia dovrebbe spendere circa due miliardi. Nel 2016 le tre industrie si sono assicurate un contratto di circa 100 milioni di euro di fondi europei per uno studio di fattibilità.

Oggi saranno siglati a Roma anche due accordi tendenti a valorizzare le competenze dell’Aeronautica militare in particolare nel settore del volo umano spaziale. Gli accordi verranno siglati dal capo di Stato maggiore, Alberto Rosso, con il Cnr e con Thales Alenia Space Italia. La società firmerà anche un primo contratto, del valore di 100 milioni, con l’americana Axiom Space, selezionata dalla Nasa per la realizzazione dei primi moduli spaziali che formeranno il segmento commerciale della Stazione spaziale internazionale.

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