Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

I primi 100 giorni del Conte-bis

Forse, a spiegare quanto complesso e serrato sia il confronto nella maggioranza giallo-rossa, basterebbe il dato della durata dei consigli dei ministri: le riunioni sono state pochine (solo tre a novembre) ma si sono prolungate in media per oltre due ore. Un record, negli ultimi anni. Solo per fare un esempio: quando l’azionista di riferimento dell’esecutivo era Salvini, la faccenda era più sbrigativa: in 52 minuti di media i lavori si aprivano e si chiudevano.
La statistica, di per sé, può significare poco ma dà una chiave di lettura dell’avvio travagliato del Conte bis, che domani compie cento giorni. «Cento giorni utili a mettere in sicurezza il Paese», ha detto il premier ma è lui stesso a indicare, già da gennaio, la necessità di un rilancio. E d’altronde, una prima verifica degli impegni mantenuti non più in un contratto ma nell’accordo-lenzuolo fra Pd e M5S (26 punti con l’appendice inusuale dell’attenzione per “Roma Capitale”), consente di dire che l’esecutivo nato dalla sbornia salviniana del Papeete ha centrato non molto più di quei due obiettivi giudicati indispensabili per far partire l’esperimento: lo stop all’aumento dell’Iva e quel taglio dei parlamentari che è diventato legge a inizio ottobre ma che in realtà ha bisogno di un corollario di intese e regole non indifferente. A partire dall’accordo, che ancora non c’è, su una nuova legge elettorale.
Cento giorni in chiaroscuro, specie se raffrontati ai debutti dei precedenti tre governi. Numero di sedute del consiglio dei ministri più o mano analogo, numero di atti proposti al parlamento decisamente inferiore, con il primato negativo di zero decreti legge approvati a novembre, quando le luci di Palazzo Chigi sono rimaste accese sulle rissose discussioni sulla manovra. In compenso, a dicembre c’è stata un’accelerazione nei primi giorni, con quattro decreti: clima, ricostruzione post-terremoto, scuola e soprattutto il decreto fiscale collegato alla manovra. Va anche detto che il numero di leggi approvate dal Parlamento, nel periodo del Conte bis, si è impennato fino a una media di 8,33 leggi al mese. Durante il governo gialloverde, durato 15 mesi, Camera e Senato avevano varato di media appena 4,6 leggi al mese. Peccato che il 64 per cento di questi provvedimenti siano ratifiche di trattati europei.
Il dato vero che traspare da questo fact-checking è la lista d’attesa cui sono relegate, in un clima di guerra aperta, misure-chiave per il prosieguo dell’esperienza numero due dell’avvocato pugliese a Palazzo Chigi. Cominciamo dalla riduzione dei tempi della giustizia: lo stop alla prescrizione approvata dal governo grilloleghista, fra mille distinguo del Pd e Italia Viva, entrerà in vigore a gennaio, ma il nodo resta la “cornice” della certezza dei tempi del processo: sulle riforme dei procedimenti penali (già varata dal Cdm) e civile (oggi a Palazzo Chigi) continua il muro contro muro fra gli azionisti principali della maggioranza.
Così come altri temi-chiave restano in stand-by: la rivisitazione dei decreti sicurezza che portano la firma di Salvini o la revisione delle concessioni autostradali, fortemente sostenuta da M5S. Il segretario grillino Roberto Traversi annuncia addirittura che la revoca ad Autostrade per l’Italia sarà portata a Palazzo Chigi entro fine anno, la ministra Pd Paola De Micheli frena e dice che bisognerà attendere la fine dell’istruttoria in corso. Contrapposizioni che si riflettono in Rai, bloccando la riforma del sistema radiotelevisivo che viaggia con la legge sul conflitto d’interessi, altra chimera dell’attuale e del precedente governo. Il ministro Boccia sta spingendo un’altra incompiuta dal Conte I, ovvero il completamento dell’autonomia differenziata, ma il traguardo è ancora lontano. Così come quello per il salario minimo, provvedimento che il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha indicato fra le priorità del 2020.
I giallo-rossi possono vantare, in compenso, la riduzione del costo del lavoro, perché l’abbattimento del cuneo fiscale rimane uno dei cardini della manovra. Ciò non è servito a non scatenare il conflitto sulle tasse a carico delle imprese, come la Plastic o la Sugar tax e c’è da sottolineare che le polemiche sono divampate in un settore lasciato sostanzialmente vuoto dall’accordo scritto a settembre dagli sherpa della coalizione. Conte ci tiene a sottolineare come i primi 100 giorni del suo secondo governo siano serviti anche a costituire un ufficio per la disabilità, a stanziare 830 milioni in per il settore, ad abolire il superticket sanitario e a rendere gratuiti gli asili nido per i genitori meno abbienti. Misure per il welfare che erano contenute nel manifesto giallo- rosso. Il primo, provvisorio bilancio del Conte-bis, consentirà al premier – che ha superato ieri lo scoglio del Mes in Parlamento – di mangiare il panettone. Gennaio, con l’appuntamento delle Regionali, sarà l’occasione per un nuovo check-up. O, a sentire i più pessimisti, già per un consuntivo finale.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google entra nel mirino dell’Autorità antitrust italiana che, prima in Europa, ieri ha aperto un ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le imprese e i committenti non saranno lasciati soli. Anche a chiarire la posizione di alcuni player...

Oggi sulla stampa