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Prime sfide tra cessioni e l’aumento di capitale

Dagli esiti degli stress test alle nuove richieste di capitale nell’ambito dello Srep, il processo di revisione prudenziale dei rischi gestito dalla Bce. Dalla possibile revisione del perimetro aziendale (con relative cessioni) alla definizione di un nuovo piano industriale.
È un’agenda a dir poco intensa quella che si trova davanti Jean- Pierre Mustier. Il nuovo amministratore delegato di UniCredit sbarca in Piazza Gae Aulenti in uno dei momenti più complicati della storia recente della banca, con la Brexit in corso, il titolo ai minimi storici e una sfiducia sul settore bancario europeo (e italiano in particolare) che di converso è ai massimi.
Rafforzamento patrimoniale
Sullo sfondo, il compito più arduo. Quello di varare l’attesa, e da più parti chiesta, svolta. Soprattutto dal punto di vista patrimoniale. UniCredit detiene un margine di sicurezza risicato rispetto alle richieste della Banca centrale europea. IlCet 1 ratio fully loaded è del 10,85% a fronte di una soglia del 10,5% imposta, appunto, dallo Srep. Troppo poco. Il cuscinetto di sicurezza, complice l’aumento degli attivi ponderati per il rischio, continua peraltro a erodersi. Ma non basta.
Tra qualche settimana si alzerà il velo sugli esiti degli stress test della Bce e dell’Eba. E anche se non sono previste soglie minime da rispettare, i risultati degli stress test faranno parte integrante delle richieste in ambito Srep, in arrivo entro fine anno. La banca è peraltro doppiamente monitorata, dalla Vigilanza come dagli investitori, in quanto unico istituto italiano di rilevanza sistemica europea (è una cosiddetta global Sifi).
Per questo da tempo si susseguono report da parte degli analisti che mettono in luce l’urgenza di un aumento di capitale che potrebbe oscillare tra i 5 e 9 miliardi. La necessità di varare un’operazione simile è stata in verità più volte smentita dall’ex ceo Federico Ghizzoni, che si dichiarava convinto che la banca non avrebbe avuto alcun problema a superare gli esami della Vigilanza. Oggi, con il cambio al vertice, gli equilibri sono destinati a cambiare. Non è un caso che ieri, in occasione della sua prima dichiarazione da Ceo della banca, Mustier abbia detto chiaramente che gli «obiettivi fondamentali dovranno essere il rafforzamento dei requisiti di capitale e la crescita dei risultati economici».
L’eventuale rafforzamento di capitale non si presenterebbe come cosa facile. Perché andrebbero convinti ad investire nella banca soggetti che fino ad oggi sono apparsi diffidenti, come dimostra il calo del titolo del 62% da inizio anno. A fronte di una capitalizzazione odierna di soli 12 miliardi, una maxi-operazione comporterebbe peraltro un elevato rischio diluizione.
Mustier nel caso dovrebbe trovare il giusto bilanciamento tra esigenze patrimoniali e appeal finanziario dell’operazione. Dalla sua parte c’è il curriculum. Data l’esperienza nel settore dell’investment banking, il manager può contare su una rete di contatti e conoscenze che certo gli torneranno utili per mettere in cantiere l’eventuale ricapitalizzazione.
Piano industriale e cessioni
Nessun aumento potrà però essere varato senza che, parallelamente, sia messo a terra un piano industriale serio e convincente. «Sarà un piacere lavorare – ha detto ieri in una nota – a stretto contatto con il consiglio di amministrazione e con le persone di UniCredit per mettere a punto e realizzare un nuovo piano strategico». Possibile che, in questo ambito, possa rientrare la cessione di una serie di asset non strategici. Così facendo si potrebbe anche limitare, o più difficilmente evitare, il fabbisogno di capitale.
In questo caso, non è da escludere che le attività in Germania possano entrare nel mirino. Così come Bank Pekao, Yapi Kredi e Fineco potrebbero essere “pezzi di argenteria” preziosi per aggiungere punti al Cet1 e ridurre nel contempo il perimetro aziendale.
Una mossa che potrebbe tornare utile per permettere alla banca di uscire dal novero delle G-Sifi. E garantirsi una minore richiesta di capitale della Vigilanza. D’altra parte, cedendo alcune controllate, UniCredit avrebbe un impatto negativo sulla redditività. Anche su questo Mustier dovrà trovare il giusto punto di equilibrio.

Luca Davi

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