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Prime fatture con la nuova Iva per cassa

Chi ha deciso di anticipare al 2012 l’adesione alla contabilità Iva per cassa, da oggi, in concreto, applica le nuove disposizioni in vigore da sabato 1° dicembre. Se non si vuole attendere il primo gennaio 2013, pertanto, e applicare il nuovo regime già da quest’ultimo mese dell’anno, è l’ultima occasione per verificarne (anche grazie alla circolare 44/E/2012) regole, opportunità e vincoli. La principale caratteristica del nuovo regime consiste nel rinvio dell’esigibilità del tributo sulle operazioni attive e nello speculare differimento della detrazione sugli acquisti. Le fatture emesse in dicembre, infatti, se riporteranno l’annotazione del nuovo regime e il relativo riferimento normativo (articolo 32-bis del Dl 83/2012), esprimeranno un comportamento concludente, integrando l’opzione per il regime di cassa, in base all’articolo 1 del provvedimento 165764/2012.
Il test di convenienza
In quest’ottica, è bene distinguere tra verifiche di “legalità” e accertamenti di convenienza. Chi intende optare immediatamente, deve aver realizzato nel 2011 un volume d’affari non superiore a due milioni di euro (il limite è quello presunto per l’anno in corso, per chi ha iniziato l’attività nel 2012), sempre che questa soglia possa essere mantenuta all’esito della consultazione del comitato Iva, tuttora in corso. La nozione di volume d’affari (alla cui formazione concorreranno le stesse operazioni per cassa, a prescindere dall’incasso del corrispettivo) è quella del l’articolo 20 del Dpr 633/1972 e comprende anche operazioni per le quali è esclusa l’applicazione dello speciale regime. Considerata la durata triennale dell’opzione, è bene inoltre considerare che, in prospettiva (dal 2013), il volume d’affari potrebbe aumentare per l’inclusione, fra le operazioni rilevanti a questi fini, di tutte le cessioni e prestazioni fuori campo Iva, perché extraterritoriali in base agli articoli da 7 a 7-septies. Tenuto conto che il superamento della soglia del volume d’affari implica l’esigibilità di tutta l’imposta ancora sospesa relativa alle operazioni effettuate durante la permanenza nel regime, è opportuno stimare l’incidenza delle operazioni sopra citate su questa grandezza, per evitare “espulsioni” impreviste (e potenzialmente onerose) dal sistema, pur in presenza di un fatturato inferiore al limite secondo le regole attuali.
Le esclusioni
La contabilità di cassa è inapplicabile per le operazioni nell’ambito di regimi speciali di determinazione dell’imposta, per le operazioni nei confronti di soggetti che non agiscono nell’esercizio d’impresa, arti o professioni (privati, di regola), per quelle soggette al reverse charge e per le operazioni che godono già del differimento del l’imposta, in base all’articolo 6, comma 5, secondo periodo del decreto Iva (fra cui le operazioni nei confronti dello Stato). Queste operazioni (come le cessioni intracomunitarie, le esportazioni e i servizi internazionali) non ostano al regime, ma seguono le regole ordinarie. Chi svolge attività in regime speciale e attività “ordinarie”, pertanto, una volta verificato il rispetto del limite del volume d’affari (unico per tutte le attività), potrà aderire all’Iva per cassa per le operazioni in regime normale, previa separazione delle contabilità. Allo stesso modo, le vendite a privati comportano l’esigibilità dell’Iva con riferimento al periodo (mese/trimestre) di consegna o spedizione (trattandosi di beni), anche se la cessione è eseguita da un soggetto in regime di cassa.
In questo caso, la detrazione di tutta l’imposta sugli acquisti resta sospesa fino al momento del pagamento, a prescindere dal fatto che alcune operazioni attive (le vendite a privati) siano a esigibilità immediata.

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