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Prima semplificazione sull’art. 18

Il primo decreto attuativo del Jobs act, convertito definitivamente ieri in legge, sarà quello con la normativa sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i nuovi assunti, che avrà impatto diretto sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. I tecnici di palazzo Chigi e ministero del Lavoro ci stanno lavorando da settimane, e nei prossimi giorni si stringeranno i tempi visto l’obiettivo del Governo di aver pronte le nuove norme già a gennaio.
I nodi principali di questo Dlgs, che dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri a metà dicembre, sono l’entità degli indennizzi nei casi di licenziamento economico illegittimo (qui scomparirà per sempre la tutela reale), che, dopo le ultime limature, non dovrebbero superare i tetti oggi previsti dalla legge Fornero (24 mensilità). Per non gravare eccessivamente sulle aziende. In caso di conciliazione si potrebbe scendere a 18 mesi (rispetto alle prime ipotesi di 24 mensilità). C’è poi da chiarire quali sono le “specifiche fattispecie” di licenziamento disciplinare per le quali resterà in piedi il reintegro, con l’ipotesi, emersa con sempre più insistenza nel corso delle ultime riunioni dei tecnici, di introdurre la clausola di “opting out”, cioè di consentire al datore di lavoro di poter scegliere di versare un maxi-indennizzo al lavoratore al posto del reintegro disposto dal giudice. La clausola dell’opzione oggi è prevista per il solo lavoratore; ma l’estensione anche all’azienda non sarebbe una novità assoluta, visto che è normalmente legge in altri paesi Ue, come Spagna e Germania. Per le piccole imprese (quelle sotto il tetto dei 15 dipendenti) non dovrebbero esserci penalizzazioni (rispetto alla situazione attuale) con l’entrata in vigore del nuovo contratto a tutele crescenti.
Contemporaneamente, o nelle settimane immediatamente successive, dovrebbe essere varato anche il decreto-delegato con la nuova Aspi, rafforzata nella durata (non si sa se anche nell’importo), ed estesa a una prima platea di circa 350mila collaboratori (oggi in caso di perdita del lavoro non hanno tutele). La nuova Aspi, quasi sicuramente, vedrà la fusione tra le attuali Aspi e mini-Aspi. Il riordino degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione) arriverà, probabilmente, in un momento successivo, visto che si tratta di una riforma “non a costo zero” e dovrà essere concordata con la Ragioneria generale dello?Stato.
Molto atteso è anche il Dlgs che dovrà riscrivere lo Statuto dei lavoratori per arrivare a un codice semplificato del lavoro; e quello che ridisegnerà le politiche attive, storicamente l’anello debole del nostro mercato del lavoro (qui si dovrà sperimentare il contratto di ricollocazione).
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