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«Prima manovra espansiva dal 2007»

Una manovra che per la prima volta dal 2007 torna espansiva, senza che venga meno l’impegno al risanamento dei conti pubblici. Con un impatto sul Pil del 2016 dello 0,3 per cento, annullando gli eventuali effetti negativi dello scenario internazionale, a partire dal rallentamento dei paesi emergenti. «Sia per la qualità di alcune misure, sia per l’entità del finanziamento in deficit la manovra gioca un ruolo positivo», ha detto Giorgio Squinzi durante l’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera. Ma ci sono due «grandi assenti»: ricerca e innovazione e il Mezzogiorno. Su questi punti per il presidente di Confindustria è indispensabile rafforzare il credito di imposta introdotto con la legge di stabilità 2015, superando criticità che riguardano il calcolo incrementale e l’efficacia limitata nel tempo. Per il Sud l’accelerazione della spesa cofinanziata da fondi strutturali è insufficiente e va integrata con altri strumenti come il credito d’imposta.
In sintesi l’impianto complessivo della manovra va confermato, «completandolo con misure per sostenere gli investimenti privati al Sud e quelli in ricerca e innovazione», per rendere più vicino il traguardo di una crescita del 2 per cento. E l’auspicio è che in Parlamento «il testo non sia modificato troppo. Mi auguro non ci sia l’assalto alla diligenza, questo dipende molto da voi», ha detto rivolgendosi ai parlamentari. Concludendo: «Dateci un paese semplice, normale, e noi imprenditori torneremo ad investire di più. Il paese può e deve ripartire».
La legge di stabilità interviene, secondo Squinzi, seguendo le quattro direttrici che nell’attuale scenario economico rappresentano le principali priorità per il paese: rafforzare il sostegno agli investimenti pubblici e privati; consolidare la riduzione del costo del lavoro e il sostegno all’occupazione; affrontare la fragile condizione di liquidità finanziaria delle imprese; sostenere l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo. Le riforme, da quella costituzionale al Jobs act, alla riforma fiscale e della Pa, hanno creato le condizioni per utilizzare la flessibilità a livello Ue, che vale 0,8 punti di Pil. Gran parte delle spinte positive della manovra, ha spiegato Squinzi, arrivano dal sostegno fiscale all’acquisto di beni strumentali, la minore Imu sugli impianti, con la soluzione della questione dell’Imu sui macchinari imbullonati, la detassazione del salario di produttività, la contribuzione ridotta sui neo-assunti, la proroga dei bonus per ristrutturazioni edilizie ed efficienza energetica, riduzione dell’aliquota Ires. «Interventi che favoriscono fiducia e investimenti delle imprese». Inoltre l’abolizione della Tasi sulla prima casa e le misure per il contrasto alla povertà potranno avere un impatto positivo sui consumi.
Altro aspetto messo in evidenza da Squinzi è che l’80% della manovra è destinato a ridurre le imposte. La pressione fiscale scenderà di 1,1 punti del pil nel 2016 rispetto al tendenziale e di 0,3 punti rispetto al 2015, attestandosi al 42,5% del pil secondo le stime del Csc (una volta riclassificato il bonus di 80 euro). È un primo risultato concreto, ha sottolineato il presidente di Confindustria, anche se il livello di imposizione rimane ancora troppo elevato. Se il testo della legge è generalmente positivo sugli impieghi, ha alcune criticità nel reperimento delle risorse e quindi sulla spending review, che invece è una priorità non solo per ridurre la spesa, ma per riqualificarla e renderla più efficiente. Sono state messe la basi per una riforma della Pa, con la legge Madia, «che va rapidamente attuata». Infine il presidente di Confindustria si è soffermato sull’Ilva: a quasi un anno dall’avvio dell’amministrazione straordinaria non sono chiare le prospettive dell’impresa. «Occorre – ha detto rispondendo alle domande – rimettere tutti attorno al tavolo per trovare soluzioni vere».

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