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Il prezzo «giusto» per le sofferenze? Ecco perchè varia tra il 13% e il 38%

Più che un mercato ordinato ed efficiente, quello dei crediti deteriorati italiani potrebbe apparire a prima vista un gran bazar. Almeno a giudicare dai prezzi definiti nelle ultime compravendite, dove ogni banca si è mossa in ordine sparso, con prezzi di vendita che sono andati da un minimo del 13% (ma anche meno) del valore orginario fino al 38%-40%. Con tanti saluti – almeno apparentemente – all’idea accarezzata da Authority e Governo di stabilire un benchmark pressochè unitario, valido per tutti. Eppure, se si guarda più nel dettaglio alle singole operazioni, emerge come il mercato – sebbene in maniera ancora embrionale – stia raggiungendo il suo punto di equilibrio. O meglio i punti di equilibrio. Che sono tanti, in funzione delle diverse tipologie e qualità dei crediti. E che, se la ripresa non verrà meno, potrebbero subire un allineamento verso l’alto.

Una fotografia in movimento
Sia chiaro: che il mercato stia registrando un’ampia variabilità dei prezzi è evidente. C’è ad esempio chi, come UniCredit, sta ultimando la maxi-cartolarizzazione da 17,7 miliardi di sofferenze al 13% del valore originario. O chi – è il caso Mps – ha venduto 26,6 miliardi di crediti deteriorati a un livello pressochè doppio, il 21%. Oppure ancora c’è chi, come il Creval, ha appena concluso la cessione di 1,4 miliardi di Npl al 34,5% del facciale, praticamente 3 volte tanto, in termini relativi, rispetto a quanto messo a segno dalla banca di Jean Pierre Mustier. Un po’ come Carige, che da parte sua, punta a strappare il 33% dai suoi Npl. Fino ad arrivare, è il caso BancoBpm, è riuscita ad ottenere il 37-38% per i circa 700 milioni di crediti garantiti. Ma si potrebbe andare anche avanti.

Tante tipologie, tanti prezzi
E allora allora viene da chiedersi: esiste un prezzo giusto dei crediti deteriorati delle banche italiane? La risposta, forse, è che non c’è uno solo prezzo giusto. Perchè ogni credito fa caso a sè. Gli Npl del credito bancario non garantito – un scoperto conto corrente di una Pmi, un anticipo su fatture, o un mutuo chirografario, tutti deteriorati – vengono prezzati attorno tra il 3 e il 7% del loro valore originario, secondo le stime del Market Watch Npl di Banca Ifis, ricerca che stima 71 miliardi di Npl in vendita nel 2017. «In questocaso il mercato è illiquido e da parte dei compratori non c’è ancora una lunga casistica di acquisti», spiega Andrea Clamer, responsabile area Npl di Banca Ifis. Dalla parte opposta del mercato non garantito c’è il segmento del credito immobiliare secured. Prestiti che hanno come collaterale immobili di pregio, il cui valore di scambio è nettamente superiore, tanto che può sfiorare il 40% del valore originario, come il caso Banco Bpm insegna. Gli Npl di questa categoria fanno gola ai grandi fondi speculativi. E il trend dei prezzi, in questo caso, potrebbe registare un graduale incremento, anche perchè nel frattempo le condizioni macro stanno migliorando, e a catena questo si può riverberare nelle valutazioni prospettiche.
In mezzo a questi due estremi si incardina il mercato consumer, relativo ai crediti non performing del credito al consumo, «che è in anticipo di 3 o 4 anni rispetto agli altri per processi e trasparenza, e i cui prezzi medi di cessione sono stabilmente sopra il 10%», aggiunge Andrea Clamer. Accanto, poi, c’è il mare magnum del credito mixed: porzioni di non performing loans anche massicce, che contengono sia crediti secured che non secured, e i cui prezzi sono una media ponderata di più frammenti di crediti ammalorati. I 26,6 miliardi di sofferenze ceduti da Mps al 21% ad Atlante rientrano in questa categoria. Ma anche i 17,7 miliardi dell’operazione Fino-UniCredit ceduti al 13% ne fanno parte. La differenza, in questo caso, la possono fare, oltre alle svalutazioni, la “anzianità” degli Npl, le eventuali garanzie sottostanti, e anche la collocazione geografica, visto che anche il Tribunale di appartenenza (e i relativi tempi di recupero ) possono incidere sul pricing finale. In linea generale, comunque, «se la banca si prepara bene, se il data tape è completo ed accurato, se hai una struttura finanziaria efficiente e soprattutto se non devi vendere tutto il portafoglio di colpo, ritagliando invece un perimetro di attivi che siano di interesse per gli investitori, puoi registrare differenze sostanziali», spiega Pier Paolo Masenza, Financial services deals leader di Pwc.
Ma non basta. A giocare un ruolo sempre più decisivo nell’incremento delle valutazioni degli Npl sembra essere l’attribuzione della garanzia statale Gacs nelle cartolarizzazioni. Chi la usa, di fatto, registra un beneficio importante. Secondo le simulazioni di Kpmg, un portafoglio misto tipo (70% garantito-30% non garantito), con una tranche senior con coupon al 3-4%, può registrare un innalzamento del prezzo finale del 3-3,5% grazie alla garanzia pubblica, tanto da portare il pricing finale al 30-31,5%. Punti preziosi, in ottica di recupero. E che riducono l’impatto delle cessioni sui conti delle banche.

Luca Davi

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