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Prezzi sul filo della deflazione

Il termometro dei prezzi è sceso a zero nel mese di dicembre. In Italia infatti l’indice Nic ha registrato una variazione nulla sia su base mensile che su base annua, dopo un novembre in positivo (+0,2 era stata la variazione tendenziale).
La nuova discesa dell’inflazione, dopo il rimbalzo dei due mesi precedenti è anche più netta se invece si considera l’indice armonizzato (Ipca), che è stato pari a -0,1% su base annua, contro il +0,3% tendenziale di dicembre (un dato quindi non troppo dissimile da quello medio dell’Eurozona che in dicembre è calata a -0,2%) e secondo molti analisti prelude a un ritorno dell’inflazione in territorio negativo anche nel mese di gennaio, per effetto del previsto calo delle tariffe di luce e gas.
L’azzeramento dei prezzi, osserva l’Istat è da ricondurre in larga parte alla forte discesa dei beni energetici non regolamentati (-7,9%, contro il meno 3,9% di novembre, dovuto essenzialmente all’ulteriore forte diminuzione di tutti i carburanti: così ad esempio la benzina è diminuita del 4,1% rispetto a novembre e ha fatto registrare un calo tendenziale del 7,5%; il gasolio per autoveicoli segna una flessione tendenziale del 9%.
Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo, tiene a precisare l’Istat è salita a+0,6% (dallo 0,5% di novembre). Dunque di deflazione in senso proprio non si può ancora parlare. Va detto però che il cosiddetto “carrello della spesa” vale a dire i prezzi dei beni alimentari per la cura della casa e della persona in dicembre hanno fatto registrare una decrescita: si tratta di un meno 0,2% su base annua (contro il +0,4% di novembre). Non solo: i prezzi di tutti i prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% su base mensile e dello 0,5 su base annua. Quanto ai prezzi dei prodotti alimentari non lavorati come frutta, verdura , carne e pesce fresco la loro riduzione tendenziale è stata dello 0,8 per cento. Nel complesso, il tasso d’inflazione medio del 2014 in Italia è stato a +0,2%, in rallentamento di ben un punto percentuale rispetto al 2013 . Si tratta inoltre dei prezzi medi più bassi dal lontano 1959.
Dietro a questa forte frenata, fa notare la Confcommercio, c’è essenzialmente una crisi della domanda interna che perdura. «Il rischio deflazione – sostiene l’Ufficio studi dell’associazione dei commercianti – è ancora presente.Nella media dell’anno i prezzi al consumo sono variati dello 0,2%, il valore più basso degli ultimi 55 anni e il 2014 lascia un’eredità negativa al 2015 (il trascinamento è di -0,2%), facendo presagire anche nei prossimi mesi un’inflazione vicina allo zero».
Secondo Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione «occorre trasformare il rischio -deflazione in opportunità, dando ai consumatori gli stimoli necessari per tornare a spendere in consumi la disponibilità finanziaria che si è creata». Essenziali, da questo punto di vista, le riforma economiche a sostegno della fiducia.
C’è poi chi, come l’ufficio studi di Nomisma, segnala che anche la discesa dei prezzi dell’energia, in sé positiva, cesserebbe di esserlo se comportasse dei “second round effects”: «Il vero e concreto rischio per le economie è che le conseguenze della caduta dei prezzi energetici non si fermino al primo impatto – afferma l’economista Sergio De Nardis – ma si ripercuotano successivamente sull’intera catena dei prezzi al consumo, radicando tendenze disinflazionistiche in economie già depresse e generandovi aspettative di ulteriore discesa dei prezzi». Tanto più importante sarebbe allora una politica reflazionistica da parte della Bce, per impedire il rialzo di fatto dei tassi reali d’interesse. Per ottenere questo obiettivo, conclude De Nardis «il quantitative easing deve essere di dimensione adeguata».

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