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Prezzi, resta l’allarme deflazione

Per il quarto mese consecutivo i prezzi al consumo rimangono in deflazione nonostante i segnali di ripresa delle vendite al dettaglio tendano, da tre mesi, a consolidarsi.
Secondo le rilevazioni Istat, aprile è il quarto mese consecutivo in cui l’indice generale dei prezzi registra una flessione su base annua. Esattamente -0,1% (secondo la stima preliminare, l’inflazione era nulla). Le cause sono da rintracciare, secondo l’istituto di statistica, nel lungo calo dei prezzi dei beni energetici, al quale si sommano, ad aprile, i cali tendenziali dei prezzi dei trasporti e delle comunicazioni.
In generale i prezzi rimangono deboli nonostante qualche piccolo segnale di ripresa dei consumi al dettaglio: nel bimestre gennaio-febbraio l’indice ha segnato 0,7 per cento.
Al netto dei soli beni energetici, l’inflazione è infatti stabile a +0,6%, mentre al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo scende da +0,4 a +0,3 per cento. I prezzi dei beni nel carrello (il grocery) registrano una variazione congiunturale nulla e una crescita su base annua stabile allo 0,8%.
Sempre ad aprile l’indice dei prezzi al consumo aumenta dello 0,2% su base mensile, il terzo consecutivo. L’inflazione acquisita per il 2015 si azzera (era -0,1% a marzo).
«L’andamento dei prezzi non sembra seguire il trend dei consumi e gli altri dati macro economici – esordisce Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio – ma non è il caso di spaventarsi della deflazione: è oramai largamente sotto controllo e non può destare preoccupazione. Anche perchè il dato congiunturale dei prezzi è positivo». Secondo Bella «anche i prezzi nei prossimi mesi dovranno seguire un contesto che tende a migliorare».
Sulla stessa linea Giorgio Santambrogio, ad della catena commerciale VéGé (1.600 punti vendita e circa 3 miliardi di fatturato), secondo cui «ci sono i primi segnali di ripresa delle vendite che, credo, andranno consolidatosi nel corso dell’anno. I prezzi? Se rimangono deboli c’è una spiegazione: nella grande distribuzione la pressione promozionale rimane ancora elevata, anche se VéGé ha iniziato a ridurne la profondità, provvedendo a “spalmarla” su tutti i giorni».
Diverse la percezione di Mario Resca, presidente di Confimprese, l’associazione del commercio in franchising: «Le vendite languono – sottolinea Resca – Abbiamo avvertito un miglioramento delle vendite, +10%, soltanto nei ponti del 25 aprile e del 1° maggio. Anzi, ora peggiorano le aspettative sulle vendite future. Per fare battute di cassa i retailer sono già partiti con promozioni e sconti fino al 30%, soprattutto sui prodotti slow mover, cosa che incide fortemente sulla marginalità». Poi Resca conclude: «Per uscire dalla deflazione e spingere i consumi serve un’azione immediata da parte del Governo su politiche del lavoro, economiche e sociali».
Anche per il Codacons l’Italia è ancora lontana dall’uscire dal tunnel della crisi e il commercio versa in condizioni di grave difficoltà. «Il -0,1% su base annua dei prezzi rilevato da Istat – spiega l’associazione dei consumatori – è da attribuirsi alla mancata ripresa dei consumi delle famiglie. La spesa degli italiani stenta a ripartire e i timidi segnali positivi sul fronte degli acquisti sono insufficienti a risollevare le sorti del commercio».
Per Codacons «in assenza di una decisa ripartenza dei consumi, il livello dei prezzi resta in deflazione. Un fattore questo che rallenta la ripresa economica del paese e porta l’Italia a crescere meno rispetto agli altri paesi europei».

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