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Prezzi, la (cauta) svolta della Bce Dubbi sulla ripresa, giù le Borse

I grandi nodi vengono al pettine in settembre. È allora che la Banca centrale europea spiegherà se, come e in che misura pensa di ridurre in prospettiva gli acquisti di debito sui mercati, che da oltre un anno tengono finanziariamente in piedi l’Italia e molti altri Paesi. Ma la «rivisitazione» della sua strategia conclusa e presentata ieri, la prima da quasi diciotto anni, non ha fatto niente per far luce su come la Bce si muoverà da qui in poi.

Christine Lagarde, la presidente, ha cercato fino in fondo di tenere libere le mani dei banchieri centrali anche se i loro obiettivi sono cambiati leggermente. Con le decisioni di ieri, ha detto la francese, «non credo che stiamo spostando più in là il livello (di inflazione, ndr) al quale inizieremmo a condurre una politica monetaria più restrittiva». Di sicuro la novità più importante è che, almeno formalmente, cambia l’obiettivo di inflazione perseguito dalla Bce. Dal 2003 cercava di centrare un livello di aumento dei prezzi nell’area euro che fosse «inferiore ma vicino al 2%» annuo. Adesso lo stesso obiettivo si sposta al «2% simmetrico», definito in modo piuttosto negativo e stringente: «Il consiglio direttivo considera deviazioni al di sopra e al di sotto» della soglia — si legge nel comunicato — come «egualmente indesiderabili». Era irrealistico aspettarsi qualcosa di molto più preciso perché la nuova strategia, in discussione da un anno e mezzo, andava approvata all’unanimità dei 25 del Consiglio direttivo. Doveva mettere d’accordo le idee di sostegno alla crescita del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco o di Fabio Panetta — dell’esecutivo di Francoforte — con il timore dell’inflazione e dei tassi zero del presidente della Bundesbank Jens Weidmann o di quello della Banca d’Olanda Klaas Knot.

Sicuramente però la nuova strategia voluta da Lagarde contiene elementi nuovi. Per la prima volta la Bce riconosce formalmente che, quando l’economia e la dinamica dei prezzi sono particolarmente deboli, «ciò richiede misure di politica monetaria poderose e persistenti per evitare che si radichino le deviazioni dall’obiettivo d’inflazione». Nel comunicato della Bce qui arriva una frase che la emancipa come mai prima dalla Bundesbank, sul cui modello l’istituto era stato progettato trent’anni fa. Si legge: le misure espansive «possono anche implicare un periodo transitorio durante il quale l’inflazione è moderatamente al di sopra dell’obiettivo» del 2%.

Le mosse

La «rivisitazione» della strategia conclusa ieri non fa luce su come la Bce si muoverà

È una concessione dei banchieri centrali più ortodossi, ma arriva al termine di un decennio in cui si sono accumulati in serie tassi d’inflazione nettamente sotto agli obiettivi. E non si parla di voler recuperare neanche un po’ del terreno perduto, come da quasi un anno fa invece la Federal Reserve con determinazione. Nella sua nuova «strategia» la Bce certifica dunque che sarà strutturalmente più intransigente della banca centrale Usa. Ieri il mercato ha risposto facendo apprezzare l’euro a un certo punto da 1,18 a 1,19 dollari (prima di ripiegare un po’). Ma in prospettiva, paradossalmente, la Bce rischia di dover tenere i tassi a zero per più tempo della Fed, proprio perché non sarà altrettanto determinata nel contrastare i rischi di deflazione. Per i più dogmatici a Francoforte, sarebbe un’eterogenesi dei fini.

E non è uno scenario puramente ipotetico. Proprio ieri i mercati azionari in tutto il mondo hanno bruscamente perso terreno (il Ftse Mib -2,6%, lo Eurostroxx 600 -2%, in rosso anche l’S&P500 a New York) e gli investitori hanno comprato titoli difensivi a reddito fisso perché si è diffusa la percezione che la ripresa internazionale, dopo i lockdown, ormai abbia già visto i suoi giorni migliori. Le prospettive di un boom duraturo e persino i timori di un surriscaldamento persistente dei prezzi non sembrano più molto credibili. La Cina sta rallentando. E tutte le grandi economie sono alle prese con la variante Delta più di quanto sperassero. Per la ripresa, Covid è ancora una minaccia: ne parleranno da oggi a Venezia i ministri dell’Economia e i banchieri centrali del G20.

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