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Prezzi da saldo per gli appetiti francesi

di Stefano Righi

Presto, presto. Pier Francesco Saviotti, vuole fare presto e lo ha detto chiaramente la scorsa settimana quando a Milano ha presentato il piano triennale che porterà il Banco Popolare fino al 2015. Non vuole perder tempo con una decisione che potrebbe cambiare volto al quarto gruppo bancario italiano, trasformandolo da una federazione di interessi locali in banca unica. La decisione sul riassetto è «attualmente ancora in fase di preliminare ed istruttorio esame da parte del comitato strategico del consiglio di sorveglianza» . Ma Saviotti ha puntato l’obiettivo, c’è aria nuova («una diversa propensione rispetto al passato per arrivare a ulteriori snellimenti della struttura, per la prima volta si registra una apertura verso questa possibilità» ), e lui vuole fare presto: in una direzione o nell’altra, si decida. Un passo da compiere entro la fine dell’anno? «Prima, prima» , assicura. Timing Questo per dire che il tempo ha ancora un valore. Il timing conta. A Verona sono stati i primi a lanciarsi in un aumento di capitale sei mesi fa. Avessero dovuto farlo ora, la situazione sarebbe ben diversa. È chiaro a tutti che il tempo conta, meno che alla Banca Popolare di Milano, che continua a perpetuare i bizantinismi che la stanno conducendo sull’orlo del baratro. Il titolo Bpm vale 1,7 euro e la recente assemblea ha nettamente contrapposto il volere dei sindacati dei lavoratori che governano la banca alle indicazioni della Vigilanza della Banca d’Italia, dove il presidente della Bpm, Massimo Ponzellini, è atteso in questi giorni per fare chiarezza sul futuro dell’istituto di Piazza Meda. Il clima è pesante: c’è voluto tempo per organizzare l’operazione di aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, quasi il doppio della capitalizzazione di Borsa della PopMilano, coinvolgendo oltre a Mediobanca, undici gruppi bancari stranieri. Se è vero che la speculazione ha spinto al ribasso il titolo è anche possibile che abbia agito in senso opposto, come quando si è ipotizzato l’interesse di alcuni potenziali acquirenti. Tra questi Bnp Paribas, che secondo rumor avrebbe potuto replicare il blitz con cui conquistò in un week end la Bnl. L’ipotesi si è rivelata priva di fondamento, al punto da non dover neppure essere smentita. Fonti vicino alla banca francese hanno evidenziato che il conveniente prezzo di mercato non è l’unico valore che i transalpini hanno considerato in passato per le loro acquisizioni. È molto considerato anche il costo necessario per portare la struttura target ai livelli di efficienza e redditività del gruppo parigino. È a questo punto che — secondo alcuni — Bnp Paribas ha bloccato l’operazione, trovando troppo oneroso non l’acquisto in se e per se, ma ciò che avrebbe dovuto seguire: metter soldi in una impresa che non governi non è una buona idea, è stato detto. Evoluzione Il più volte sussurrato blitz (magari da parte francese) su alcune banche italiane viene suggerito da un unico dato di fatto: costano poco. Nella tabella di questa pagina trovate evidenziata l’evoluzione del valore di Borsa di alcuni dei gruppi maggiori, nell’arco degli ultimi tre anni. Nel complesso rispetto a tre anni fa il gruppo di banche considerate vale poco più della metà del 2008. Rispetto ad allora mancano circa 59 miliardi di euro di capitalizzazione, 11,5 rispetto a 12 mesi fa: si è perso quasi un miliardo al mese. Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno pressoché dimezzato il loro valore rispetto al 2008, mentre Monte dei Paschi, Ubi e Banco Popolare valgono circa un terzo rispetto ad allora. E la Popolare di Milano? Viaggia a un quarto di quei valori. Tutta colpa della speculazione? Forse c’è dell’altro. Mentre tra le concorrenti c’è chi si è rifocalizzata sul proprio core business come il Monte dei Paschi di Antonio Vigni e l’Ubi di Victor Massiah, mentre altre hanno dato fondo a pesanti ristrutturazioni — il Banco sta digerendo l’affaire Italease e nel piano messo a punto con l’advisor Value Partners prevede di triplicare gli utili da qui al 2015, ma nel frattempo ha già rimborsato 1,45 miliardi di Tremonti bond — PopMilano viaggia serena verso la sua Stockholm. Discontinuità Le discontinuità con il passato? Ha cambiato l’agenzia di comunicazione, ha sostituito il direttore generale con il suo vicario, ma molti problemi sono ancora lì sul tavolo. E la vicenda dei Porsche Cayenne volute da alcuni dipendenti a titolo di auto aziendali è storia dell’autunno scorso, non dell’altro secolo. Se il consigliere Franco Debenedetti dopo l’ultima assemblea ha consegnato la lettera di dimissioni, forse qualche riflessione si impone. In un contesto simile, l’intervento salvifico esterno è estremamente difficile da ipotizzare. Bnp Paribas non lo giudica vantaggioso. Il Credit Mutuel, che pure è già presente nel capitale della Bpm, studia bene ogni mossa per tutelare il proprio investimento. Così il prossimo aumento di capitale sarà tutto sulle spalle dei soci, piccoli e piccolissimi compresi. E in un momento di crisi macroeconomica e finanziaria metter mano al portafoglio non è agevole. Neppure per i componenti il consorzio di garanzia.

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