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«Prezzi bassi, rischi per il settore»

Gli attuali livelli del prezzo del greggio perdureranno ancora per qualche anno, ma il rischio è che nel medio termine questo trend possa portare a una riduzione degli investimenti che si tradurrà in un’offerta minore rispetto alla domanda. Risultato? il prezzo del greggio salirà. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, parlando a margine del lunch di ieri a Parigi del Caring for Climate Business Forum, suona un campanello d’allarme: quello che oggi sembra conveniente per consumatori e imprese, rischia di evolvere in un boomerang a loro discapito. «I bassi prezzi del petrolio erano un’anomalia l’anno scorso, ora sono diventati un fatto strutturale. Siamo entrati in un periodo di prezzi bassi, è difficile dire ma penso che il prossimo anno i prezzi saranno ancora bassi, poi nel 2017 saranno solo un pochino più alti. La verità è che si sta creando un grosso gap sugli investimenti dell’industria petrolifera: nel 2014 e 2015 il taglio è stato di 200 miliardi, potrebbe verificarsi un nuovo taglio nel 2016, tra 150 e 200 miliardi. Così, tra due o tre anni, ci sarà un buco di supply rispetto alla domanda e i prezzi saliranno», ha osservato prima dell’incontro, a cui hanno partecipato fra gli altri il segretario di stato americano John Kerry e il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.
«I consumatori che adesso stanno beneficiando di una energia a basso prezzo, poi si potranno trovare con prezzi estremamente alti» ha spiegato Descalzi, proseguendo: «Il fatto che non si riesca a trovare un regolatore per una commodity così importante, sia fisicamente che finanziariamente, è un problema. È come se non ci fossero delle banche centrali per gestire i sistemi finanziari, questo impedisce di fare sviluppo e investimenti per il futuro».
Sul tema dell’incontro parigino è intervenuta anche la presidente Emma Marcegaglia: le aziende europee auspicano che dalla Conferenza Cop21 esca un «accordo ambizioso, globale e giuridicamente vincolante», ma chiedono anche che la competitività sia tutelata, ha sottolineato nella veste di presidente del coordinamento Business Europe. «Chiediamo che gli impegni sul clima siano giuridicamente vincolanti, ma non solo per l’Europa: è necessario un level played field altrimenti ne uscirebbero penalizzate le aziende europee». Marcegaglia chiede inoltre un «maggior coinvolgimento del mondo del business» nei negoziati a livello Onu.
Focus Eni
Il gruppo Eni, comunque, è ben strutturato anche per operare in un ambiente con quotazioni basse, ha evidenziato l’amministratore delegato: «Abbiamo un break-even per progetti futuri a 40-45 dollari, quello per i progetti esistenti, che hanno già recuperato l’investimento, è inferiore. Per la nostra struttura di asset, convenzionali, semplici, a terra o shallow water i costi si stanno riducendo e si ridurrano ulteriormente. Quindi probabilmente andremo per i progetti futuri anche al di sotto dei 45 dollari, stando anche sui 40 dollari. Per cui riusciremo assolutamente a reggere».
Descalzi con l’occasione ha anche annunciato che è stato raggiunto l’accordo tra Eni e Iran sul rimborso dei crediti vantati dal gruppo nel Paese, non precisando però la cifra in questione. Secondo le stime dei mesi scorsi i crediti vantati da Eni si aggiravano intorno agli 800 milioni di dollari.
All’ordine del giorno infine gli scioperi indetti per Versalis, la società chimica dell’Eni con circa 4.400 dipendenti in Italia. Eni e sindacati hanno un obiettivo comune, ovvero investire e creare sviluppo, ha indicato De Scalzi: «Trovare investitori e sviluppare non vuol dire distruggere, non vuol dire ridurre posti di lavoro. È quello che stiamo facendo, le discussioni sono in corso e sono assolutamente tranquille. La tempistica è importante se vogliamo rispettare i nostri investimenti nella chimica che sono tanti, sono 1,2 miliardi di euro entro il 2016».

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