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Prezzi al consumo sempre freddi

Deflazione choc a settembre: i prezzi sono più freddi del previsto. Secondo l’Istat, a settembre 2014 l’indice dei prezzi è sceso dello 0,4% rispetto al mese precedente, peggio delle stime provvisorie, -0,3%. Mentre su base annuale la flessione è stata dello 0,2% contro un dato provvisorio dello 0,1 per cento. Colpisce che la città con la maggiore deflazione sia Milano, la più ricca.
Sul calo dei prezzi ha agito la debolezza della domanda di beni di consumo: il 24 settembre l’Istat pubblicherà i dati sulle vendite al dettaglio di agosto ma già quello di luglio segnalava un calo delle vendite dell’1,5% su base annua.
La maggiore flessione dei prezzi su base annua (ad agosto era -0,1%) è dovuta principalmente, spiega l’Istat, all’accentuarsi del calo dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8% da -1,2% di agosto). Sul peggioramento della situazione pesa anche il rallentamento della crescita annua dei prezzi dei servizi ricreativi e per la cura della persona (+0,3% da +0,7% del mese precedente). I prezzi degli alimentari non lavorati sono scesi meno (-0,9% da -1,8% di agosto), ma hanno potuto bilanciare solo in parte il calo degli altri prezzi.
Il dato definitivo dell’Istat «è pessimo – commenta Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio –. Evidenzia un terribile vuoto di domanda che al Sud è tre volte più pesante del Nord. Il Governo sottovaluta la gravità della situazione». Poi Confcommercio sottolinea che «il calo biennale dei prezzi è continuato nonostante l’innalzamento dell’Iva dal 21 al 22%. Anche i modesti aumenti che si potrebbero verificare nell’ultimo trimestre dell’anno, imputabili in gran parte all’aumento di alcune tariffe, pur riportando l’inflazione su valori positivi, non allontanano i rischi del consolidarsi della deflazione. Il 2014 – stima Confcommercio – dovrebbe chiudere con un’inflazione pari allo 0,2%, con un possibile trascinamento negativo per il 2015.
L’Italia resta in deflazione anche a tavola: Coldiretti commenta che il maltempo ha fatto aumentare i prezzi della verdura del 4% ma si tratta di un rialzo congiunturale. Infatti i prezzi della frutta sono calati del 4,6%, la carne suina dello 0,7% mentre aumentano leggermente i prezzi del pollame, +0,4% su base annua, e delle altre carni, +0,5 per cento. In generale, gli acquisti familiari di frutta e verdura degli italiani sono crollati di oltre il 20% negli anni della crisi.
Per Adusbef e Federconsumatori i consumi delle famiglie nell’ultimo triennio hanno registrato un calo del 10,7%, pari a una contrazione complessiva sul mercato di 77,6 miliardi. Addirittura, dal 2008 ad oggi i consumi nel settore alimentare hanno registrato una contrazione del 10,4% e quelli nel settore della salute del 23,1 per cento.
Gli 80 euro del bonus fiscale quando si faranno sentire? «Un piccolissimo effetto c’è stato – sottolinea Bella – anche se finora è prevalso il risparmio precauzionale delle famiglie. Credo però che il peso maggiore lo eserciti sulle aspettative delle famiglie».
Quanto ai territori, i dati Istat evidenziano che Bolzano è la città in cui i prezzi registrano gli incrementi tendenziali più elevati, +1%, mentre Milano è quella dove i prezzi si sono contratti di più, -0,8 per cento. Dopo Bolzano, seguono Aosta (+0,7%), Cagliari (+0,6%), Palermo (+0,5%) e Genova (+0,4%). A Trento e Catanzaro i prezzi sono fermi rispetto a settembre 2013 mentre nei rimanenti capoluoghi di regione i prezzi sono in calo, dopo Milano, a Roma, Bari (per entrambe -0,6%) e Firenze (-0,5%).

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