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Prezzi a rischio deflazione

Non si era mai visto, registra Coldiretti, la carne di agnello costare meno proprio a Pasqua.
In effetti vedere per un prodotto un calo dei listini nel momento clou dell’anno è strano, anche se a parziale consolazione delle macellerie occorre dire che il fenomeno in Italia è assolutamente corale. In media l’aumento dei prezzi registrato dall’Istat a marzo si ferma allo 0,4%, quasi la metà rispetto al dato di inizio anno, esattamente un quarto se il confronto è con lo stesso mese del 2013. A prima vista buon segno, l’evidenza di una grande tenuta del potere d’acquisto delle famiglie, che almeno dal lato dei prezzi in questa fase non devono preoccuparsi. In realtà risultato finale di una congiuntura complessa, dove la debolezza dei consumi interni costringe le aziende ad azioni straordinarie sui listini, concretizzando in più di un comparto una riduzione media dei prezzi, la temuta deflazione contro cui lo stesso presidente della Bce Mario Draghi si dice pronto ad intervenire per evitare l’innescarsi di pericolosi avvitamenti verso il basso con la riduzione progressiva di consumi, profitti, salari. Tecnicamente per l’Italia di deflazione non si può ancora parlare, anche se in media il segno dei prezzi resta positivo solo grazie all’andamento dei servizi regolamentati (si veda altro articolo, ndr), quelli per intendersi in cui la concorrenza non c’è. Sui beni, invece, la deflazione è già realtà, con un calo medio dello 0,3% su base annua che acuisce la frenata di febbraio (-0,1%) grazie in particolare al calo dei listini energetici (-3,6%), di quelli dei beni durevoli e di alcune categorie di prodotti alimentari. La voracità del fisco locale, che “ritocca” del 18% su base annua le tariffe della raccolta rifiuti e del 6% quelle della raccolta di acque, non riesce ad aver ragione di una tendenza generale alla riduzione dei prezzi che “gela” l’inflazione ai livelli di ottobre 2009, con la debolezza della domanda interna che costringe le aziende a posticipare ogni ipotesi di ritocco dei listini, riflettendo piuttosto sull’entità delle promozioni e degli sconti da attivare. Nella grande distribuzione, come segnalano le ultime rilevazioni di Iri-Infoscan, la pressione promozionale è arrivata al record storico del 29,6% per le grandi marche, il che significa che quasi un terzo dei prodotti è ormai venduto in presenza di uno sconto o di un bonus. La frenata di marzo è il risultato di una serie di fenomeni in parte anomali, come ad esempio la maturazione anticipata di frutta e verdura per le temperature elevate di febbraio e marzo, con il risultato di un eccesso di offerta e una riduzione dei prodotti alimentari non lavorati (il fresco, appunto) pari allo 0,3%. Un contributo significativo al contenimento dei prezzi arriva anche tuttavia dal comparto energetico, dove la frenata della domanda globale spinge in basso i prezzi delle forniture: per la benzina la frenata tendenziale è del 4,6% mentre il gasolio su base annua cede il 3,6%. La star del mese è però ancora una volta rappresentata dal settore delle comunicazioni, quello in cui più spinta è la concorrenza di prezzo tra aziende, con una deflazione pesante e continua in atto ormai da anni. A marzo i prezzi dei telefonini proseguono questo trend, cedendo il 18,5% rispetto allo stesso mese del 2013 mentre per i computer si registra un calo calo vicino al 10%. Le difficoltà della domanda interna sono anche state in grado di annullare in Italia le differenze nei vari panieri di spesa, spingendo verso il basso annche i listini dei prodotti a più alta frequenza d’acquisto: a fine 2012 i beni più “gettonati” avevano un gap di crescita dei prezzi di quasi quattro punti rispetto ai prodotti a bassa frequenza d’acquisto, oggi la distanza è di appena quattro decimali.

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