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Pretesa tributaria, alle Entrate la legittimità passiva

Ad affermarlo è la Corte di cassazione con l’ordinanza 8919 depositata ieri.
L’agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione avverso una sentenza della Commissione tributaria regionale con la quale veniva affermata l’illegittimità degli estratti di ruolo notificati a un contribuente.
Nella decisione non sono precisati i termini della vicenda. Tuttavia la questione riguardava verosimilmente un ricorso proposto solo nei confronti dell’agenzia delle Entrate e quest’ultima avrà eccepito la propria illegittimità passiva, forse perché i vizi dei ruoli impugnati riguardavano esclusivamente il concessionario.
I giudici di legittimità, nel respingere il ricorso dell’amministrazione, hanno preliminarmente affermato che l’Agenzia è titolare del diritto alla riscossione. A ciò consegue che è sempre legittimata a contraddire le difese del contribuente anche quando queste investono questioni riferibili solo all’agente della riscossione.
Nell’ordinanza è richiamata la sentenza 16412/07, con la quale le Sezioni unite della Suprema Corte hanno affermato che l’individuazione del legittimato passivo dipende dalla scelta in concreto effettuata dal contribuente, ossia dal fatto se egli abbia dedotto l’omessa notifica dell’atto presupposto o abbia contestato, in via mediata, la stessa pretesa tributaria azionata nei suoi confronti. In questo secondo caso, infatti, non potrebbe esservi dubbio che spetti all’amministrazione, e non al concessionario, essendo la stessa titolare del diritto di credito oggetto di contestazione nel giudizio.
Vi è poi da rilevare che l’agente della riscossione, nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi, deve chiamare in causa l’ente creditore interessato; in mancanza, risponde delle conseguenze della lite stessa.
In sostanza: se l’azione del contribuente per la contestazione della pretesa tributaria a mezzo dell’impugnazione è svolta direttamente nei confronti dell’ente creditore, il concessionario è vincolato alla decisione del giudice, mentre se la medesima azione è svolta nei confronti del concessionario, questi, se non vuole rispondere dell’esito eventualmente sfavorevole della lite, deve chiamare in causa l’ente creditore.
Recentemente, tra l’altro, la Cassazione – con la sentenza 8317/2014 – ha confermato che la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario, poiché il concessionario ha il mero compito di portare a conoscenza del contribuente il ruolo, dispiegando cioè una funzione di informazione del titolo esecutivo così come formato dall’ente stesso.
I chiarimenti appaiono particolarmente interessanti, poiché non di rado il contribuente si limita a impugnare la cartella di pagamento, ad esempio, solo contro l’agenzia delle Entrate e alla contrapposta deduzione di difetto di legittimità passiva da parte di quest’ultima, se confermata, potrebbe conseguire la perdita del diritto di difesa.

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