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Il presunto evasore fiscale conserva l’uso del bene

Il presunto evasore fiscale può conservare l’uso dell’immobile sequestrato. Può infatti essere nominato custode del bene non essendo necessario un amministratore giudiziario, a meno che non si tratti di una società.È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17390 del 23 aprile 2019, ha respinto il ricorso della Procura di Brindisi.

Dopo una serie di considerazioni, gli Ermellini sono giunti alla conclusione per cui in tema di sequestro preventivo, la decisione di nominare un amministratore giudiziario per consentire la gestione e l’esercizio dei beni non è obbligatoria ma è rimessa alla sfera discrezionale del giudice.

Ciò anche perché, si legge in un altro passaggio chiave del provvedimento, ai fini della esecuzione del sequestro preventivo, le modalità di trascrizione del relativo provvedimento presso i competenti uffici non sostituiscono tale incombente alle ordinarie modalità di apprensione del bene e della sua custodia, atteso che la finalità della suindicata disposizione è quella di disciplinare l’apposizione del vincolo in modo da renderlo opponibile a terzi. L’elisione del rinvio alle norme che disciplinavano le modalità di esecuzione del sequestro probatorio non comporta l’automatica sottrazione di quello preventivo all’operatività della disposizione generale contenuta nell’art. 259 cod. proc. pen., che in realtà non è mai stata oggetto di espresso rinvio da parte dell’art. 104 proprio in forza della sua valenza generale; inoltre, in tema di sequestro preventivo di beni immobili, la previsione dell’art. 104 disp. att., secondo cui lo stesso è eseguito con la trascrizione del provvedimento presso i competenti uffici, non implica che al Giudice non sia consentito, al fine di garantire le esigenze cautelari sottese, anche di privare il titolare della materiale disponibilità del bene mediante la nomina di un custode, con la precisazione che ben possa darsi anche il caso in cui non sia necessario procedere allo spossessamento, allorché il bene non presenti particolari necessità di conservazione e le esigenze cautelari risultino ugualmente garantite anche qualora lo stesso rimanga nella disponibilità di colui che lo detiene, sia esso l’indagato o un soggetto terzo.

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