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«Presto la soluzione sui crediti dubbi»

«Mi auguro che con buona volontà si raggiunga una soluzione con la Dg Ue per la tutela della concorrenza, perché non esistono i dieci comandamenti degli aiuti di Stato, non c’é tutto scritto nelle sacre scritture. Sono questioni tecniche che vanno applicate a operazioni di mercato». Così il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha riassunto ieri lo stato dell’arte sul capitolo bad banknel corso della sua audizione presso la commissione Finanze del Senato. Padoan ha ricordato che sul tema dei crediti deteriorati, oggi pari a un terzo dello stock degli impieghi bancari, non solo c’è piena sintonia tra Tesoro e Banca d’Italia ma tutti i soggetti che se ne sono occupati (Fmi, Ocse, Ue, Bce) ritengono lo smaltimento rapido delle sofferenze fondamentale per una piena uscita dell’economia italiana dalla crisi.
«Non potremo dire di essere completamente fuori dalla crisi fino a quando il problema dei crediti deteriorati sarà risolto»: anche perché, osserva il ministro, è «ben noto che la presenza dei crediti deteriorati indebolisce la capacità di fare credito». Tutti sono dunque convinti della necessità di far presto. E il Governo, ha riferito, sta spiegando a Bruxelles che le operazioni allo studio riguardano la macroeconomia e la crescita e non gli aiuti di Stato. Da parte europea, se a livello politico la questione è chiara e bene accolta, lo è molto meno a livello tecnico, anche per via di una normativa sugli aiuti di Stato che dal 2013 è diventata molto più restrittiva. «Dai commissari Ue – ha riferito il ministro – si comprende bene che in un sistema economico basato sul credito, come quello italiano, questa è la questione centrale». Di fronte a un atteggiamento politico molto positivo, però, l’atteggiamento dei tecnici della Commissione «è assolutamente negativo».
Per il ministro «dobbiamo giocarci questa partita e lo stiamo facendo. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) dirigenti del Tesoro sono di nuovo a Bruxelles per parlare di queste cose: lo fanno ogni settimana ed io vorrei anche per un problema di costo delle missioni che questo processo finisse presto».
Sono due, per il ministro, i binari sui quali si sta lavorando: il primo riguarda la realizzazione di un mercato nel quale si vendano i crediti deteriorati. «Per ipotesi – ha spiegato – se abbiamo 15 centesimi di valore facciale di un credito che in origine valeva 100 e se il mercato non c’è, perché nessun operatore vuole vendere, si tratta di capire quale dovrebbe essere un prezzo di mercato adeguato. Lo Stato entrerebbe in questo processo perché occorrerebbe un aiuto minimo, anche sotto forma di garanzia. Il dibattito – ha proseguito Padoan – è se questo debba essere considerato un aiuto di Stato. La questione è tecnica e ne stiamo discutendo».
L’altra linea d’intervento riguarda l’accelerazione delle procedure fallimentari, con misure che il governo vorrebbe adottare e proporre per una rapida approvazione. «Sono ottimista – ha concluso il ministro – sul fatto che, mettendo insieme le due cose, si creerà una maggiore disponibilità degli operatori, anche perché una situazione economica che va migliorando rende più facile liberarsi di questi crediti». In ogni caso, ha sottolineato resta fuori discussione che «il sistema bancario italiano è solido». «Se una economia perde in pochi anni 10 punti di Pil – ha aggiunto – il suo sistema bancario ne risente. Ma il sistema bancario non è in crisi e non c’è un problema sistemico».

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