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«Presto altri Stati saranno declassati»

di Isabella Buffacchi

Il calo di tre gradini dalla "Aa2" alla "A2" italiana non è un caso isolato. Per Moody's «tutti gli Stati dell'Eurozona, a eccezione di quelli più solidi contrassegnati dalla Aaa, saranno soggetti a una prolungata pressione al ribasso sui rating» perché l'attuazione dei piani di consolidamento fiscale non sarà aiutata dalla crescita economica. La perdita di fiducia degli investitori che acquistano i titoli del debito pubblico europeo è stata «molto profonda» e questo cambiamento è un problema «non temporaneo ma strutturale», che persisterà nel medio-periodo. In questo contesto, Moody's prevede che trovare una soluzione coordinata e condivisa tra gli stati dell'Eurozona non sarà facile: porterà a un aumento dei costi di raccolta dei Paesi altamente indebitati – non solo l'Italia -, con crescenti difficoltà di accesso al mercato dei capitali. «Saranno in pochi gli Stati con rating elevato, sotto la Aaa, che riusciranno a mantenerlo mentre i Paesi con rating sulla fascia bassa dei livelli d'investimento saranno declassati tanto più incontreranno difficoltà nel finanziarsi a medio-lungo termine». Le triple A, per contro, resteranno.

È in questa cornice che gli esperti di Moody's hanno inquadrato ieri la retrocessione dell'Italia, in un contesto che allinea tutti gli Stati dell'Eurozona con alto debito pubblico e con crescita economica fiacca a confronto con gli stessi problemi strutturali: il crollo della fiducia di chi investe in titoli di Stato, l'accesso al credito a medio-lungo termine che si restringe, l'aumento del costo della raccolta. «I Paesi membri dell'eurozona con rating Aaa si trovano di fronte a un bivio, a scelte anche contraddittorie: possono decidere di resistere al richiamo di aiuti proveniente dai più deboli, per preservare il proprio sviluppo economico, oppure possono procedere verso una maggiore integrazione fiscale per preservare la fiducia degli investitori – ha spiegato ieri al Sole 24 Ore Alistair Wilson, Chief Credit Officer per i rating sovrani europei -. Moody's prevede che l'Europa sceglierà la strada del maggiore coordinamento delle politiche fiscali, anche con la creazione degli eurobond che sarà abbinata però a un controllo più severo sul debito pubblico. Ma prima di raggiungere questo obiettivo, nel medio periodo prevarrà una pressione crescente sui rating degli Stati con alto debito e a bassa crescita, che dovranno adottare misure per la competitività e la produttività in un contesto difficile, esasperato dalla perdita di fiducia degli investitori, difficoltà di accesso al mercato dei capitali per finanziarsi e costi di raccolta al rialzo». Gli Stati con rating Aaa per contro, «in virtù della loro fortissima solidità», ha puntualizzato Wilson, «manterranno la tripla A perché potranno tollerare un periodo di bassa crescita».

L'Italia non sfugge a questi peggioramenti strutturali. Ha subìto martedì una pesante retrocessione di tre gradini in una sola volta con outlook mantenuto negativo. «Il taglio di tre gradini si spiega con la sovrapposizione dei tre fattori di rischio», ha detto ieri al Sole 24 Ore Alexander Kockerbeck, l'analista di punta sul rating dell'Italia. Moody's prevede difficoltà nell'attuazione del piano di risanamento dei conti pubblici a causa dell'incertezza politica ed economica e la perdita di fiducia degli investitori possessori di titoli di Stato italiani che rende difficoltoso il finanziamento sui mercati. «Il cambiamento strutturale delle condizioni di raccolta di fondi sul mercato, sopravvenute con la crisi, non erano più compatibili con la Aa2 dell'Italia», ha spiegato Kockerbeck. La situazione di stress sui costi del debito e sul rifinanziamento si sono aggiunti alle vecchie vulnerabilità dell'Italia, come l'alto debito pubblico e la scarsa competitività. «Il contesto è cambiato, è più instabile e la perdita di fiducia degli investitori è strutturale, potrebbe durare uno o due anni: le carenze del sistema Italia a noi note rappresentano adesso un rischio maggiore proprio a causa di questi cambiamenti». Il fatto che la Bce abbia iniziato a comprare i titoli di Stato italiani sul mercato secondario per Moody's non è la soluzione al problema della raccolta ma piuttosto «un indicatore che qualcosa non sta più funzionando, e in maniera strutturale, in Europa». Le misure annunciate dal Governo prima e dopo l'estate, riconosce Kockerbeck, sono un pacchetto «di grandi dimensioni» ma con un peso notevole sull'aumento delle entrate: proprio per questo, in un contesto economico molto deteriorato, attuare nei tempi e nei target questo piano di rientro sarà molto difficile e «resta da vedere come reagirà il mercato nel caso di sforamento degli obiettivi».

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