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Prestito previdenziale

Un “prestito previdenziale” per chiudere definitivamente la tormentata vicenda dei lavoratori esodati. È questo il progetto sul quale stanno lavorando i ministeri del Lavoro e dell’Economia, l’Inps con l’appoggio di Palazzo Chigi. Un’operazione che dovrebbe costare allo Stato intorno ai 3-400 milioni l’anno e che potrebbe essere coperta con il blocco della perequazione al costo della vita delle pensioni più alte e introducendo un tetto ai trattamenti pensionistici delle categorie che oggi possono andare in quiescenza con oltre 70 anni di età, dai professori universitari ai magistrati. Secondo stime dell’Inps al prestito potrebbero essere interessate dalle 20 alle 30 mila persone l’anno.

L’ipotesi del prestito previdenziale è stata ereditata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, dal momento che era già stata analizzata dal suo predecessore Enrico Giovanni. È una soluzione che non dispiacerebbe al premier Matteo Renzi e che, dunque, potrebbe essere inserita in autunno nella prossima legge di Stabilità. Resistenze, però, potrebbe arrivare da alcuni settori parlamentari dove alla proposta del presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, per reintrodurre forme di flessibilità in uscita dal lavoro (costo ipotizzato dai 6 ai 7 miliardi) si salda l’opposizione radicale del centro destra (Forza Italia e Lega Nord) alla legge Fornero. La Lega ha già depositato le firme per un referendum abrogativo della legge.
Ieri è stato lo stesso Poletti a confermare che nella legge di Stabilità si cercherà di inserire «interventi strutturali». Il ministro ha spiegato che andranno innanzitutto affrontate le situazione di maggiore emergenza sociale. «Situazioni — ha aggiunto — tecnicamente non definibili come esodati, ma che rappresentano persone che perdono il lavoro o hanno perso il lavoro e che con gli ammortizzatori sociali non arrivano a raggiungere la pensione». Serve dunque una soluzione ponte che permetta a quelle categorie di ricevere un sostegno al reddito prima di aver maturato i requisiti per andare in pensione. L’idea è, appunto, quella del prestito previdenziale: al lavoratore verrà anticipata una parte minima della sua pensione, nello stesso tempo il lavoratore si impegnerà a restituire, senza interessi, l’importo a rate. L’ipotesi su cui stanno ragionando i tecnici è quella di un assegno di 750 euro al mese. In sostanza uno scivolo pensionistico di alcuni anni, accompagno da un sostegno minimo al reddito in attesa delle pensione piena. Comunque una soluzione strutturale.
Per la copertura finanziaria si ragiona, tra l’altro, sulla conferma del blocco della perequazione sui trattamenti più alti (dai seimila euro lordi al mese, per esempio) all’introduzione di un tetto all’assegno pensionistico di docenti universitari, magistrati e militari, che ancora possano andare in pensione con oltre 70 anni. Questa possibilità permette, in molti casi, di cu- mulare i vantaggi del sistema retributivo (si va in pensione con circa l’80 per cento della retribuzione media degli ultimi anni di attività) e di quello contributivo (si va in pensione in base all’ammontare dei contributi versati). L’effetto perverso è che vi sono casi in cui — secondo simulazione dell’Inps — l’assegno pensionistico, dopo la riforma Fornero che introduce per tutti il calcolo della pensione con il metodo contributivo pro quota, può arrivare se non addirittura superare il 100 per cento dell’ultima retribuzione. Un tetto permetterebbe all’Inps di risparmiare risorse e dirottarle eventualmente a copertura del prestito per gli esodati.
L’obiettivo è chiudere definitivamente con lo scandalo dei lavoratori esodati, rimasti senza stipendio e senza pensione dopo il brusco innalzamento dell’età pensionabile deciso con la riforma Fornero. L’intervento annunciato ieri da Poletti porta a sei le operazioni di salvaguardia messe in campo dai vari governi succedutisi dal 2011 (si è cominciato con il decreto “Salva Italia”) a oggi. Al 14 giugno del 2014 la platea dei salvaguardati — secondo le tabelle dell’Inps — ha raggiunto le 162.130 unità. E circa 46 mila sono le pensioni finora liquidate.
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