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Prestito ponte, torna il primo «salva-Stati»

All’indomani dell’ultimo vertice europeo, la crisi greca continua a dividere i creditori del paese mediterraneo. Mentre i paesi della zona euro stanno negoziando un delicatissimo prestito-ponte per evitare il tracollo del paese nei prossimi giorni, il Fondo monetario internazionale ha lasciato trapelare ieri la sua opinione sulla situazione del debito greco, sottolineando che per garantirne la sostenibilità è necessario un periodo di grazia di 30 anni sul pagamento degli interessi.
«Il drammatico deterioramento della sostenibilità del debito greco richiede un alleggerimento del passivo ben superiore a quanto discusso finora», si legge in un documento non pubblico dell’Fmi, citato dall’agenzia di stampa Reuters (si veda articolo a lato). Secondo il Fondo, i creditori europei dovrebbero concedere alla Grecia 30 anni di grazia sul servizio del debito, o altrimenti accettare un taglio del suo valore nominale. Secondo il rapporto, il debito greco sarà nel giro di due anni vicino al 200% del Pil. Nel 2022 sarà al 170% del Pil. Le stime sono peggiori di quelle pubblicate nello scenario di base dallo stesso Fmi, dalla Commissione europea e dalla Bce, in un rapporto preparato dalle tre istituzioni creditizie per l’Eurogruppo la settimana scorsa (si veda Il Sole 24 Ore di domenica 12 luglio).
Secondo alcuni esponenti comunitari, i capi di stato e di governo della zona euro, riuniti domenica in un vertice d’emergenza per salvare la Grecia dal fallimento, erano a conoscenza di queste nuove stime. Durante il summit è stato deciso di discutere di un eventuale alleggerimento del debito greco solo in occasione della prima valutazione del nuovo programma di aiuti che dovrebbe essere negoziato dalla settimana prossima in poi, dopo delicati passaggi parlamentari in Grecia e in altri paesi europei.
Il nodo del debito è complesso. Da tempo, l’Fmi fa campagna per un alleggerimento o anche una ristrutturazione che però non riguarderebbero il proprio credito nei confronti della Grecia (non può essere oggetto di operazioni di questo tipo). Nel frattempo, i creditori europei si difendono, citando il rischio di azzardo morale, l’impopolarità di abbuoni del debito greco in alcuni paesi, e il fatto che già ora Atene non deve ripagare il nominale fino al 2023 e gode di una esenzione sugli interessi per 10 anni.
Il rapporto del Fondo giunge in un momento delicato. Sulla scia dell’accordo raggiunto lunedì, i paesi della zona euro stanno negoziando un prestito-ponte per aiutare la Grecia mentre il paese negozia con i suoi creditori un nuovo programma finanziario da 82-86 miliardi di euro (che secondo un alto responsabile europeo, potrebbe limitarsi per parte europea a 40-50 miliardi, tenendo conto del previsto aiuto dell’Fmi dal 2016 in poi, dei ricavi da privatizzazioni, e dal ritorno graduale di Atene sui mercati).
Intanto le banche greche potrebbero restare chiuse ancora per un mese: lo ha annunciato in serata il premier, Alexis Tsipras, in un’intervista alla tv pubblica di Atene: «La riapertura delle banche dipende dall’approvazione dell’accordo che avverrà in un mese», ha spiegato il premier, auspicando che nel frattempo la Bce conceda liquidità agli istituti ellenici.
Da qui a metà agosto, il governo Tsipras ha bisogno tra i 7 e i 12 miliardi di euro per evitare il tracollo finanziario, e ripagare i debiti contratti con l’Fmi, la Bce e la Banca centrale greca. «Tutte le opzioni sono difficili e contengono complicazioni legali, politiche e finanziarie», ha confermato ieri il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. Una parte dei soldi potrebbe giungere (anche se è legalmente difficile) dai profitti generati dai titoli greci acquistati dalla Bce, ma non basterebbe.
Poiché l’Esm non può essere utilizzato in questo caso perché richiederebbe un memorandum, una delle possibilità è di appoggiarsi a un vecchio fondo, noto con l’acronimo Efsm. Questo fondo a 28 richiede per essere usato una maggioranza qualificata, ma c’è l’evidente desiderio di non imporne l’uso alla Gran Bretagna, che si è già detta contraria. Forse associare il prestito a collaterale potrebbe convincere Londra. Altre ipotesi sono l’uso dei fondi strutturali o l’utilizzo di prestiti bilaterali.
Il rapporto del Fondo giunge mentre circolano sempre dubbi sul successo finale dell’accordo e alcuni paesi devono chiedere l’accordo parlamentare per consentire alle tre istituzioni creditizie di negoziare un nuovo programma di aiuti. Quanto la relazione dell’Fmi aizzerà i deputati tedeschi o finlandesi contro nuovi aiuti ad Atene? Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha ammesso ieri che prima del vertice di domenica alcuni esponenti a Berlino consideravano la Grexit l’opzione migliore.

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