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«Prestito per le fabbriche ma il governo controlli»

«La domanda è una: perché Fca chiede 6,3 miliardi con la garanzia dello Stato?»

Perché deve trascinare un settore prostrato dalla pandemia con le vendite a zero.

«E allora chiediamo due cose — risponde Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil —. Uno: che il governo abbia voce in capitolo nelle strategie del gruppo che uscirà dalla fusione con i francesi di Psa, al pari di quello che fa Parigi. Entri cioè nel capitale, con il Mef o con Cassa depositi. Due: che si attivi subito un tavolo sull’automotive che includa anche le aziende della componentistica. Se c’è una garanzia dello Stato si utilizzano risorse pubbliche. E allora dobbiamo vigilare costantemente sul mantenimento dei livelli occupazionali in Fca e in tutta la filiera. E sugli investimenti contenuti nel piano industriale».

Che Pietro Gorlier, Fca Emea, ha appena confermato: 5 miliardi. E piena occupazione nel 2023. Ci crede?

«Fca i piani industriali precedenti non li ha mai rispettati. Questo è in corso. Noi chiediamo un confronto costante anche legato ad altri modelli produttivi. Non crediamo che riesca a saturare tutti gli stabilimenti, ma aspettiamo».

Ritiene che i soci di Fca debbano congelare l’extra-cedola della fusione con Psa? Non lo prevede lo strumento di garanzia di Sace

«Crediamo che i dividendi debbano essere congelati per tutta la durata del prestito. Sulla sede fiscale poi vorrei dire una cosa».

Prego.

«Oggi, 50 anni dello Statuto dei lavoratori. Con quel testo la Costitu-zione è entrata nelle fabbriche. Ora il lavoro è frantumato

«Nel 2014 noi fummo gli unici a porre il problema. Semmai ora è un problema europeo. È Bruxelles che deve armonizzare i regimi fiscali lavorando per evitare forme di concorrenza sleale».

Con l’intesa sul protocollo delle misure anti-Covid siete rientrati in fabbrica riottenendo l’agibilità sindacale. Firmerete il contratto Fca?

«È un segnale positivo e auspichiamo che la nostra attività di monitoraggio possa proseguire oltre il 31 luglio. Sul contratto mi faccia dire che tra poco è in scadenza. Noi abbiamo sempre pensato che non firmandolo, ciò non avrebbe dovuto intaccare le libertà sindacali».

La fusione con Psa porta a un componente dei lavoratori in Consiglio. Come ci arriva il sindacato italiano?

«Senza una legge sulla rappresentanza e senza un mandato chiaro come rappresenterà i nostri operai? Serve una legge sulla partecipazione come quella francese».

Oggi, 50 anni dello Statuto dei lavoratori, è ancora attuale?

«Con quel testo la Costituzione è entrata nelle fabbriche anche grazie al grande sforzo dei metalmeccanici, che simbolicamente è rappresentato dal contratto del ‘69. Negli ultimi trent’anni, fino al Jobs act, è stato messo fortemente in discussione portando alla frantumazione e alla precarizzazione del lavoro e dei diritti».

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