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Il prestito Alitalia non convince la Ue

La Commissione europea ha annunciato ieri di avere aperto una indagine approfondita sul prestito da 900 milioni di euro che il governo italiano ha concesso a suo tempo ad Alitalia, la compagnia aerea in grave crisi finanziaria da molti anni. La decisione comunitaria, che mette l’accento su almeno tre aspetti delle linee di credito concesse all’azienda, giunge mentre da mesi il ministero per lo sviluppo economico sta cercando un compratore per la società.
«E?compito della Commissione europea garantire che i prestiti che gli Stati membri concedono alle imprese siano conformi alle norme dell’Unione in materia di aiuti di Stato. Verificheremo se il prestito concesso ad Alitalia e? conforme a tali norme», ha detto in un comunicato qui a Bruxelles la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. L’ultimo capitolo di una annosa vicenda si è aperto nel maggio dell’anno scorso quando la società fu messa in amministrazione straordinaria.
A metà del 2017, il governo Gentiloni fu costretto a concedere alla compagnia aerea un prestito di 600 milioni di euro, seguito da un altro prestito da 300 milioni di euro. In tutto quindi quasi un miliardo di euro. La notifica del prestito alle autorità comunitarie è giunta dopo che alcuni concorrenti di Alitalia hanno considerato la linea di credito illegittima alla luce delle regole sugli aiuti di Stato (si veda Il Sole/24 Ore del 12 gennaio scorso).
Bruxelles può considerare accettabile un prestito a una società in difficoltà se questo è temporaneo. L’esecutivo comunitario vorrà verificare prima di tutto se il prestito è avvenuto a condizioni di mercato. Due sono gli ulteriori timori dell’esecutivo comunitario in questo frangente. In primo luogo, la Commissione è preoccupata dal fatto che il prestito va dal maggio del 2017 al dicembre del 2018, quindi ben oltre i sei mesi previsti dalle regole comunitarie.
In secondo luogo, Bruxelles teme che il credito non sia limitato “al minimo necessario” per aiutare l’azienda. “La Commissione europea – si legge nel comunicato pubblicato ieri – procedera? ora ad un’ulteriore indagine per determinare se i suoi timori iniziali sono fondati. L’apertura di un’indagine approfondita offre a tutte le parti interessate la possibilita? di esprimere la propria opinione in merito alla misura, senza pregiudicare in alcun modo l’esito dell’indagine stessa».
La presa di posizione della Commissione giunge in un momento delicato, mentre il governo Gentiloni, impegnato negli affari correnti dopo il voto del 4 marzo, sta studiando un decreto che dovrebbe allungare i termini per la vendita della società così come la scadenza per il rimborso del prestito. Per ora, l’iniziativa comunitaria non impedisce al governo di approvare il decreto, ma quest’ultimo sarà inevitabilmente oggetto dell’indagine approfondita appena aperta.
La vendita della società, voluta dal governo Gentiloni, ha accumulato ritardo per via delle recenti elezioni, oltte che per le difficoltà a vendere l’azienda. In questo momento l’operazione è nei fatti congelata in attesa di un nuovo governo. In questa ottica, sempre ieri i sindacti Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl TA, Anpav e Anpac hanno annunciato di aver trovato un accordo con l’azienda per la proroga della cassa integrazione fino al 31 ottobre prossimo (si veda l’articolo in questa stessa pagina).
Nel caso la Commissione europea decidesse che in effetto il prestito sotto indagine è illegale, chiedendo quindi alla società di rimborsare il denaro prestato dallo Stato, questa richiesta non coinvolgerebbe un eventuale compratore di Alitalia se questo può dimostrare che dopo l’operazione di acquisto vi è discontinuità aziendale rispetto all’assetto societario precedente. Il gruppo è attualmente di proprietà di Etihad al 49% e di Compagnia aerea italiana per un altro 51%.

Beda Romano

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