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Prestiti, con taglio delle garanzie rischio stretta sul credito

La scelta di ridurre le garanzie sui finanziamenti pubblici, soprattutto per quelli con una durata superiore a 6 anni, prevista nel decreto Sostegni bis potrebbe aumentare i rischi di default delle imprese e produrre una stretta sul credito. È la conclusione alla quale giunge l’ufficio studi del gruppo Nsa, mediatore creditizio per le imprese, dopo aver elaborato l’andamento dei prestiti garantiti dallo Stato dalla loro attivazione ad oggi e aver stimato cosa potrebbe accadere nel corso di quest’anno.

Analizzando il trend di questi prestiti tra la fine del 2020 e l’inizio di quest’anno, Nsa ha messo in evidenza come in realtà, dopo aver segnato due fasi di picco a maggio e a dicembre dello scorso anno, il flusso delle richieste e degli importi è in progressivo calo. Un andamento che peraltro emerge anche dai bollettini della Banca d’Italia e dell’Abi. Sinora sono stati erogati 154 miliardi a fronte di 1,6 milioni di domande. Nel terzo quadrimestre del 2020 risultavano approvate 570 mila operazioni e importi erogati per 57 miliardi; nei 4 mesi successivi le operazioni sono scese a 382 mila per importi erogati per a 34 miliardi, con una flessione del 40 per cento. Di pari passo anche l’importo medio dei finanziamenti – soprattutto quelli sopra i 30 mila euro che avevano segnato l’exploit soprattutto nella primavera dello scorso anno – si è ridotto da 307 a 225 mila euro. Alla luce di questi numeri secondo Nsa l’obiettivo perseguito dal ministero dell’Economia, e cioè ridurre il costo per i conti pubblici degli aiuti alle imprese, di fatto tenderà a essere raggiunto in modo inerziale, mentre il taglio delle garanzie in questa fase potrebbe addirittura essere dannoso. In base alla proiezione dell’ufficio studi, se il trend dei finanziamenti del primo quadrimestre proseguirà nei mesi successivi saranno richiesti in media 20 miliardi ogni 4 mesi, con un importo complessivo erogato per tutto l’anno di 75 miliardi, con un risparmio implicito di oltre 25 miliardi sulle previsioni.

«Questa è una fase molto delicata – spiega Gaetano Stio, presidente di Nsa -. La riduzione del finanziamento medio mostra che le banche si stanno muovendo con circospezione e stanno aspettando di vedere come chiuderanno i bilanci 2020 delle aziende. È sicuro che per buona parte di queste l’esercizio non sarà di certo migliore del 2019. E se i bilanci non saranno buoni, una riduzione della garanzia può causare un gap di liquidità non indifferente». L’entrata in vigore delle regole Eba sulle nuove definizioni di default per i crediti, poi, certo non aiuta. «La nostra proposta è che si faccia un intervento diverso, anche alla luce dei risparmi che arriveranno dalla riduzione del trend dei prestiti – continua Stio -. Il governo potrebbe decidere di allungare il periodo di preammortamento e la durata del prestito a quelle imprese che utilizzano i finanziamenti per gli investimenti. E potrebbe lasciare per altri sei mesi il quadro delle garanzie così come è ora».

Su questo aspetto pesa, però, il negoziato che l’esecutivo ha condotto con la Commissione europea per ottenere la possibilità di prolungare i prestiti garantiti oltre i 6 anni, durata consentita dal Temporary Framework, fino a 8 e 10 anni. Questa eccezione fatta per le richieste italiane ha richiesto da parte di Bruxelles una contropartita, e cioè che si metta in atto l’avvio di un percorso di uscita dagli aiuti. Il risultato è stato il taglio delle garanzie; per le durate fino a 10 possono scendere al 60 per cento. «Una copertura così bassa implica che la banca chiederà altre garanzie o firme sul 40% che resta scoperto», chiosa Stio.

Altro aspetto che preoccupa è la platea finora effettivamente raggiunti dai prestiti garantiti. «Nel nostro studio – continua – abbiamo calcolato che sono circa 1 milione di partite Iva su una platea complessiva di 8 milioni e circa 330 mila Pmi su una platea complessiva di 5 milioni di imprese di questo tipo in Italia».

L’effetto, secondo Nsa, è che la proroga degli aiuti con i tagli alle garanzie finisca per favorire le operazioni di ristrutturazione: l’impresa vede che non riesce a pagare le rate e quindi riscadenza la durata del prestito allungandolo. Su queste operazioni le associazioni di categoria e l’Abi hanno chiesto che non si applicasse il taglio della garanzia.

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