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Prestiti, con proroga garanzie attese richieste da 60 miliardi

La proroga delle garanzie pubbliche sui prestiti, dalla scadenza di fine dicembre al 30 giugno 2021, potrà sostenere nuove richieste di finanziamenti per circa 60 miliardi. È una stima approssimativa sulla quale stanno ragionando i componenti della task force sulla liquidità, composta da ministero dell’Economia, ministero dello Sviluppo economico, Banca d’Italia, Sace, Fondo di garanzia per le Pmi, Abi. Le richieste per i finanziamenti garantiti al Fondo Pmi a oggi hanno superato quota 90 miliardi e gli addetti ai lavori prevedono che si arrivi a 100 miliardi nella seconda metà di novembre. Un ammontare cumulato in un periodo di 6 mesi, considerando che la macchina delle garanzie è entrata a pieno regime a partire da fine aprile. La domanda da parte delle imprese continua ad essere sostenuta (si calcola una media di circa 2,5 miliardi di prestiti a settimana) e non è più legata alle necessità di liquidità. La Commissione europea ha deciso di prorogare questi strumenti perchè li ha ritenuti un supporto efficace per sostenere la domanda aggregata. Le garanzie consentono da una parte di mantenere bassi i tassi di interesse, agevolando l’accesso al credito da parte delle imprese e permettono, nel caso delle operazioni di rinegoziazione di prestiti preesistenti, di allungarne la durata di altri 6 anni. Dall’altra sono un supporto per le banche, perchè le garanzie limitano notevolmente la necessità di assorbimento patrimoniale per il ridotto rischio assunto. Per questo motivo questi prestiti sono ora considerati un valido strumento per sostenere anche la spesa per investimenti. Soprattutto nel caso dei finanziamenti sopra i 30 mila euro, quelle cresciuti di più negli ultimi mesi e che hanno determinato richieste per circa 72 miliardi.

Dopo la proroga del Temporary framework annunciata martedì scorso dalla Commissione europea, il Governo sta valutando di avvalersene sia per i prestiti che per le moratorie sui mutui garantite (che scadono il 31 gennaio, solo per il turismo si arriva a fine marzo), come ha confermato il ministro per l’Economia, Roberto Gualtieri, nel corso dell’audizione sulla nota di aggiornamento al Def. L’orizzonte al quale si sta guardando è fine giugno per entrambe le categorie; i ragionamenti sono ovviamente legati ai costi che le proroghe implicano. E poi bisogna individuare lo strumento legislativo all’interno del quale inserire la copertura finanziaria.

Il veicolo per prolungare la moratoria sui crediti e i prestiti garantiti è a portata di mano, già da subito, con la manovra di bilancio che il Governo si appresta a varare nei prossimi giorni. Sarebbe la giusta sede per garantire le necessarie coperture all’operazione.Ma anche per fornire alle imprese in difficoltà, alle prese con la cosiddetta seconda ondata di contagi da Covid-19, un quadro chiaro fin da subito senza dover rinviare scelte strategiche fino all’ultima scadenza, ossia fino al 31 gennaio prossimo. Quando, senza un ulteriore spostamento in avanti dei termini, non saranno poche le attività produttive a dover fare i conti con sovraindebitamenti e a dover rimborsare debiti, sinora sospesi in virtù della moratoria, nel corso comunque di una pandemia ancora in atto.

Le moratorie, – 2,7 milioni di domande per un importo di 302 miliardi – sinora sono costate qualcosa attorno a 2,5 miliardi per un periodo di sospensione ai circa 11 mesi. Una proroga di altri 5 mesi potrebbe richiedere un accantonamento ulteriore attorno a un miliardo. Per quanto riguarda i prestiti garantiti sinora sono state stanziate risorse per 7 miliardi sotto forma di dotazione del Fondo di garanzia per le Pmi. Non tutti quei soldi sono stati utilizzati per dare copertura ai 90 miliardi sinora autorizzati. Questo significa che ne residuerà una parte per sostenere le ulteriori erogazioni del prossimo anno. Un ammontare di ulteriori 60 miliardi potrebbe richiedere circa 3-4 miliardi di coperture. Ma poichè sinora il Governo ha finanziato le necessità per stati di avanzamento e, considerando i fondi ancora residui, è possibile che nella legge di Bilancio per questa voce non si vada oltre 1-2 miliardi.

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