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Prestiti tra privati al decollo

Tempi di risposta rapidi e tassi di interesse vantaggiosi per ambedue le parti (chi percepisce e chi presta denaro): forte di questi vantaggi, anche in Italia sta decollando il peer-to-peer lending, ossia il prestito erogato da privati ad altri privati (o a imprese) attraverso piattaforme online. Non solo i volumi sono cresciuti in modo esponenziale, ma sono nate anche nuove piattaforme e altre se ne attendono per quest’anno. Nel 2017,secondo P2P Lending Italia, piattaforma specializzata sulla raccolta dati degli operatori di settore, sono stati erogati prestiti per un ammontare complessivo di 283 milioni di euro, suddivisi nei tre canali in cui si snoda il peer-to-peer (prestiti alle persone, alle imprese e sconti sulle fatture). Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, i volumi sono stati di oltre 111,5 milioni di euro, con un aumento del 40% trimestre su trimestre (dato omogeneo) e del 267% rispetto a un anno fa (ma al campione si sono aggiunte tre piattaforme). Più nel dettaglio, agli individui sono stati erogati 16,8 milioni di nuovi prestiti, record trimestrale (+7% rispetto al trimestre precedente e +71% rispetto al quarto trimestre del 2016). Nello stesso periodo il settore dello sconto fatture ha generato 84,8 milioni (+44% sul trimestre precedente) e quello dei prestiti alle imprese 9,8 milioni di nuove erogazioni (+106% t/t)In totale, dall’avvio del mercato, i tre sotto-settori hanno generato 383 milioni di euro, con una crescita trimestre-su-trimestre del 41% e anno-su-anno del +314% (+294% su base omogenea).

Qualche altra cifra per testimoniare la vitalità di questo settore: l’economia della condivisione, sharing o peer-to-peer economy, si sta diffondendo a macchia d’olio. Sono 195 le nuove imprese innovative identificate a livello internazionale della Sharing e P2P Economy, capaci di raccogliere 4 miliardi di dollari di investimenti, tra cui si segnalano 26 realtà italiane che hanno raccolto complessivamente finanziamenti per 23 milioni di dollari. A rivelarlo è una ricerca che sarà presentata lunedì 26 marzo al convegno «Sharing Economy: dal possesso all’accesso», il secondo dei Digital Innovation Talks promossi dagli Osservatori Digital Innovation della School of management del Politecnico di Milano. Passando proprio al comparto dei prestiti, le iniziative di P2P lending rappresentano una buona fetta degli investimenti: 162 milioni di dollari. E il P2P Lending risulta l’ambito più frequente nel vecchio continente (27%).

Nel 2018 si potrebbe registrare una ulteriore accelerata, alla luce delle novità contenute nella legge di Bilancio (interessi tassati al 26%). «Certamente l’equiparazione del reddito alle rendite finanziarie (per i piccoli risparmiatori) sarà un buon incentivo e contribuirà a far crescere il mercato, ma la differenza la faranno comunque gli investitori istituzionali, che affiancano i piccoli risparmiatori nel finanziare i prestiti (chiaramente con masse molto maggiori)», ha spiegato a ItaliaOggi Sette, Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio crowdinvesting della School of management del Politecnico di Milano.

«C’è una domanda di prestiti che le banche non riescono (e non vogliono) intercettare», ha aggiunto, «perché si tratta di imprese piccole, abbastanza rischiose, che non possono offrire garanzie particolari, o che semplicemente si trovano a dover finanziare commesse un po’ più impegnative del solito, con rifiuto da parte delle banche di estendere il fido; il P2P lending effettivamente riesce a offrire a questi soggetti un’opportunità in più. Nel P2P lending le imprese finanziate non offrono garanzie particolari, e per gli investitori spesso è previsto un fondo di emergenza che viene alimentato da tutti i finanziati (che pagano una percentuale in più); in caso di insolvenza le piattaforme attingono da questa riserva per evitare perdite ai prestatori». I numeri, e non solo, candidano quindi l’Italia come il paese che farà registrare il maggiore tasso di crescita in Europa continentale, per quanto il mercato sia ancora piccolo e giovane rispetto a quelli più maturi di Uk e Usa. Il che porta a concludere che il fenomeno è ancora troppo limitato per incidere sulle dinamiche dei prestiti bancari, ma si stanno facendo notevoli passi in avanti.

Roxy Tomasicchio

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