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Prestiti Pmi, più facile passare alle garanzie Sace

Per le imprese con un numero di dipendenti superiore a 499 sarà più facile accedere ai prestiti garantiti dallo Stato, che a partire dal prossimo primo marzo saranno gestiti attraverso la Garanzia Italia di Sace. È una delle novità introdotte dalla legge di bilancio e che rappresenta un sollievo non indifferente per le imprese cosiddette mid-cap, con un numero di dipendenti tra 499 e 5 mila. Fino a prima dell’estate quelle aziende potevano rivolgersi al fondo di garanzia per le Pmi per avere le garanzie pubbliche sui finanziamenti. Poi le regole sono state cambiate, per consentire una maggiore distribuzione degli oneri relativi al costo delle garanzie tra Fondo per le Pmi, che ormai ha superato la soglia di 1,6 milioni di domande per un controvalore di prestiti vicino a 128 miliardi, e la Sace, il cui operato in una prima fase era più rivolto alle grandi imprese registrando un numero di domande inferiore.

Il successo del Fondo per le Pmi (anche perchè la pandemia ha colpito più forte sulla piccola impresa) ha costretto più volte il ministero per l’Economia a rifinanziarlo, anche per consentire la proroga dei prestiti garantiti fino al 30 giugno 2021. Nella legge di bilancio è prevista una dotazione aggiuntiva per il Fondo di 4,5 miliardi, distribuiti tra il 2022 e il 2026.

Il passaggio delle medie imprese a Garanzia Italia, se da una parte allevia gli oneri per il Fondo, dall’altra rischiava di complicare oltremodo le procedure di accesso per le aziende rispetto a quelle previste dal Fondo. Per questo motivo la legge di bilancio ha stabilito che per tale tipologia di imprese la garanzie saranno erogate a partire dal primo marzo (e per ora fino al 30 giugno, limite attuale fissato nel Temporary Framework dalla Commissione europea) dalla Sace ma applicando le stesse condizioni del Fondo. Fino al 28 febbraio varrà invece una norma transitoria che consentirà la progressiva migrazione delle imprese mid-cap dal Fondo alle Sace.

Dal primo marzo le garanzie verranno quindi concesse a queste imprese da Sace a titolo gratuito, con una copertura del 90% fino a un importo massimo garantibile di 5 milioni di euro. Non verranno, inoltre, applicate altre disposizioni previste invece da Garanzia Italia: e cioè l’impegno a gestire i livelli occupazionali tramite accordi sindacali, l’approvazione della garanzia con decreto ministeriale e la possibilità di innalzare la percentuale di copertura della garanzia. Tutto questo viene spiegato in una circolare diffusa ieri alle banche dall’Abi.

È chiarito che la legge estende le garanzie Sace anche alle operazioni di cessione di credito pro-soluto e alle ristrutturazioni di prestiti, a condizione che sia erogata finanza aggiuntiva per almeno il 25% del valore del finanziamento in rinegoziazione e a patto che la garanzia serva a ridurre il costo e ad allungare la durata del prestito. Altro aspetto significativo è il prolungamento della durata dei prestiti garantiti entro i 30 mila euro da 10 a 15 anni. La novità è rilevante per il mondo imprenditoriale che confida in una revisione delle regole Ue sul Temporary Framework tale da estendere la durata dei 15 anni a anche alle altre tipologie di prestiti garantiti, dunque anche gli importi superiori per i quali oggi vige il limite dei 6 anni.

Un’altra novità interessante riguarda il calcolo del tasso di interesse applicabile ai finanziamenti entro i 30 mila euro. La norma stabilisce che il tasso non deve essere superiore allo 0,20% aumentato del valore, se positivo, del Rendistato con durata analoga al finanziamento concesso. La specificazione si è resa necessaria a causa dei tassi negativi che ora cominciano a interessare anche i prestiti garantiti dallo Stato. E il senso è affermare che la commissione dello 0,2 per cento va riconosciuta in ogni caso perchè deve remunerare le spese di istruttoria. Questo anche se il tasso di interesse da applicare è sotto zero.

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