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Prestiti più lunghi alle Pmi, il Tesoro chiede il sì di Bruxelles

Il ministero per l’Economia dovrebbe inviare in questi giorni alla direzione concorrenza della Commissione europea la richiesta e la relativa documentazione per ottenere il via libera all’allungamento della durata, da 6 a 10 anni, dei prestiti garantiti dallo Stato oltre la soglia dei 30 mila euro.

Il prolungamento è stato previsto dal decreto Sostegni bis, sia per i finanziamenti già in essere che per i nuovi richiesti a partire dal 30 giugno, data in cui scade la proroga attuale di queste misure e che viene portata dal provvedimento fino al 31 dicembre 2021. Lo stesso decreto stabilisce che per questa possibilità di dilazionare nel tempo il rimborso del prestito debba avere un’autorizzazione preventiva da parte della Commissione. Ma l’iter per ottenere quel via libera non risultava ancora avviato alla fine della scorsa settimana, come rilevato in audizione dal dg dell’Abi, Giovanni Sabatini.

Questo percorso era stato per grandi linee oggetto di un confronto tra il dicastero dell’Economia e la direzione concorrenza e c’era stato già un via libera di massima, visto che l’allungamento non tanto dei prestiti, ma delle garanzie fino a 10 anni, è in qualche modo già contemplato dal Temporary Framework. La questione, però, è che nel corso della negoziazione Bruxelles aveva dato l’ok a fronte di una contestuale riduzione della percentuale garantita. Così nella bozza del decreto di fine aprile si prospettava la possibilità di prolungare i prestiti oltre i 30 mila euro ma a fronte di una riduzione dal 90 al 70% per le durate entro gli 8 anni e al 60% per cento per quelle a 10 anni.

La decurtazione aveva messo in allarme le associazioni di categoria e l’Abi, così nella versione finale di maggio del provvedimento la riduzione è stata cancellata, per i presiti già in essere che richiedono un prolungamento, e scende dal 90 all’80% per i nuovi prestiti chiesti dopo il 30 giugno. Ora, quest’ultima versione non è stata concordata nel dettaglio con la Commissione europea che ora, a fronte della richiesta formale in arrivo dal dicastero guidato da Daniele Franco, dovrà esprimersi. Qualche timore sulla riposta che può arrivare dalla Commissione, tanto che la scorsa settimana Sabatini si augurava che non ci fosse da parte della direzione della concorrenza europea qualche sorpresa in sede di autorizzazione. Questa fase di interregno tra quanto prevede il decreto e l’effettiva possibilità di prolungare il prestito sta in ogni caso determinando incertezza. Se oggi si va in banca per chiedere un prestito oltre 30 mila euro garantito la durata proposta è soltanto 6 anni. La realtà è che probabilmente chi non ha richiesto il finanziamento e intende farlo ora avrebbe tutto l’interesse a portare a casa il risultato: se lo ottenesse prima del 30 giugno la garanzia resterebbe al 90 per cento; se viene richiesto dopo quella scadenza la garanzia scende all’80 per cento. Cosa si può fare ora nell’attesa? Si può intanto fare richiesta per il prestito fino a 6 anni, riservandosi di allungarlo nel momento in cui ci sarà il via libera della Ue. Sempre che, appunto, da quest’ultima non arrivi qualche sorpresa.

Ieri intanto, in audizione presso la commissione Finanze del Senato sulle regole per la classificazione dei crediti, Sabatini ha chiesto che le nuove definizioni di default introdotte da Eba a inizio anno siano modificate, concedendo «più di 90 giorni (come invece previsto ora, ndr) prima della classificazione a scaduto» elevando «le soglie di materialità» e prevedendo «criteri meno stringenti per le ristrutturazioni dei crediti». Secondo il dg «il quadro regolamentare bancario europeo, concepito in un contesto completamente diverso da quello attuale, presenta delle criticità che vanno assolutamente affrontate per evitare una deleteria restrizione dell’offerta di credito, ed impatti sociali sulle famiglie e sulle imprese».

E ancora. «Appare indispensabile che il quadro normativo e le aspettative di vigilanza in tema di calendar provisioning incorporino uno slittamento di almeno due anni rispetto all’applicazione dei coefficienti di copertura attualmente previsti», ha detto. Per « agevolare la cessione dei crediti deteriorati sarebbe importante – ha chiosato – che le Gacs vengano prorogate dopo il 2022» e si a valutata «la possibilità di poterle estendere oltre alle sofferenze anche alle posizioni che sono classificate come inadempienze probabili».

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