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Prestiti Ma l’asse con la Cdp funziona: 16 miliardi alle imprese in 4 anni

Nel difficile rapporto tra banche e imprese, un segnale incoraggiante arriva dalla Cassa depositi e prestiti: con il suo supporto 100 mila aziende italiane hanno avuto credito. Lo dicono i dati che anticipiamo. Con il Plafond Pmi, principale strumento della Cdp per il sostegno delle aziende piccole e medie — il denaro viene erogato a tassi calmierati alle banche, che a loro volta lo prestano alle imprese — sono state finanziate infatti dal 2009 al 31 dicembre scorso 90 mila imprese, per un totale di 14,1 miliardi di euro sui 16 messi così a disposizione. L’importo medio è stato di 155 mila euro e la metà dei prestiti è sopra i cinque anni, l’8% addirittura oltre i dieci, massimo previsto da Cdp. 
Ora si è vicini all’ en plein : la scorsa settimana risultava infatti assegnata quasi tutta la provvista del Plafond (mancavano circa una ventina di milioni). Poiché lo strumento è partito a pieno regime nel 2010, è come dire che in poco più di quattro anni con l’asse Cdp-banche sono stati erogati 16 miliardi di finanziamenti a circa 100 mila imprese. La cifra sale conteggiando altri strumenti di Cassa come il Plafond Beni strumentali (la Sabatini bis) e il Plafond Mid-Cap, dei quali si calcola abbiano beneficiato altre 10 mila aziende.
Obiettivo raggiunto, quindi, secondo la Cdp presieduta da Franco Bassanini e guidata dall’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, particolarmente interessato a che i prestiti fossero a lunga scadenza. I tassi? Per finanziamenti a 5 anni, per esempio, le banche pagano a Cdp l’Euribor a 6 mesi più 60 punti base (dunque lo 0,7% al 12 marzo scorso). Le quote sono pubblicate sul sito Cdp e le imprese possono confrontare così la convenienza delle banche, che a questi importi applicano uno spread.
Era il 2009 quando fu varato il Plafond Pmi, in piena crisi finanziaria: tre miliardi di euro. Fu la prima convenzione di Cdp con l’Abi e il segnale della discontinuità per Cassa, fino ad allora essenzialmente fornitore di mutui e prestiti agli enti locali. Poi quel primo Plafond Pmi arrivò a otto miliardi e in seguito ne vennero distribuiti altri otto con il secondo, il Nuovo Plafond Pmi. Oggi Cassa depositi e prestiti calcola di avere messo a sostegno dell’economia italiana strumenti per oltre 58 miliardi, così ripartiti: 21,5 miliardi alle piccole e medie imprese (otto con il Plafond Pmi 2009, otto con il Nuovo Plafond Pmi e cinque con la Piattaforma imprese, avviata nell’agosto scorso); 14,7 miliardi per Ambiente e territorio (compreso il supporto dopo i terremoti di Abruzzo ed Emilia Romagna); 11 miliardi con il credito agevolato (la Sabatini e il Fondo rotativo imprese); sei miliardi per l’Export banca e cinque per gli immobili residenziali (di cui due con il Plafond casa).
Un motivo di soddisfazione, per Cassa, è l’adesione del sistema bancario all’operazione di finanziamento delle aziende. Secondo i dati al 31 dicembre scorso (cioè i 14,1 miliardi di euro erogati a oltre 90 mila imprese), hanno infatti distribuito i prestiti del Plafond Pmi il 78% degli sportelli bancari in Italia (24.043 su 30.825 a quella data), tre su quattro; e la ripartizione rispecchia le dimensioni del sistema. Il 79% delle erogazioni è avvenuto infatti nei primi cinque gruppi bancari, che hanno fatto la parte del leone con 11,14 miliardi prestati a 72.914 imprese (153 mila euro l’importo medio); il 10% in altre banche grandi (1,42 miliardi di euro a 10.154 imprese); il 9% in banche minori (1,25 miliardi a 6.628 aziende); e il 2% nei piccoli istituti di credito (252 milioni a 6.628 imprese), per un ammontare però quasi doppio rispetto ai primi cinque grandi gruppi (289 mila euro).
In particolare le Bcc, banche del credito cooperativo, hanno coperto l’11% dei finanziamenti a valore, anche qui per importi medi un po’ più alti dei big (180 milioni). Anche geograficamente si rispecchia il sistema, questa volta industriale: il 37,5% dei finanziamenti è andato al Nord Ovest , il 29,9% al Nord Est, il 18,4% al Centro, il 10,1% al Meridione e il 4,1% alle isole. Nessun privilegio, insomma. Quanto ai settori finanziati, il 44% è andato all’industria, il 29% a commercio, trasporto e alberghi, il 14% ad altri servizi, l’8% alle costruzioni e il 5% all’agricoltura.
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