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Prestiti garantiti solo fino a otto anni. Stretta Ue sulla proroga

La Commissione europea mette i paletti alla proroga delle misure di liquidità per le imprese previste dal decreto Sostegni bis. Le avvisaglie c’erano già nei giorni scorsi, ma ora il timore è diventato certezza. Bruxelles ha fissato una durata massima di 8 anni per i prestiti garantiti dallo Stato, sconfessando quanto previsto dal decreto, che invece – prorogando la garanzia pubblica sui prestiti dal 30 giugno al 31 dicembre – prevedeva di poter allungare la durata dei finanziamenti oltre i 30 mila euro da 6 fino a 10 anni, sia per chi aveva già richiesto ricevuto un’erogazione sia per chi ne chiedeva una nuova.

La direzione Concorrenza ha inoltre messo un tetto anche sulla garanzia, che per i prestiti oltre i 30 mila euro, potrà arrivare a un massimo dell’80% contro il 90% attuale. Non è chiaro se la riduzione della garanzia è prevista anche per chi ha già in essere un finanziamento e ne chiede l’allungamento da 6 fino a 8 anni.

Il confronto sui dettagli sarebbe ancora in corso, ma secondo le indiscrezioni i rappresentanti del ministero per lo Sviluppo economico e del ministero per l’Economia avrebbero già accettato le indicazioni di Bruxelles.

Entro oggi è atteso il via libera formale della Commissione alla possibilità di prorogare le moratorie garantite dallo Stato (che al 4 giugno risultavano essere scese a 111 miliardi di euro). L’ufficializzazione dovrebbe arrivare dal ministero dell’Economia che dovrebbe dare le disposizioni al fondo di garanzia per le Pmi e questo a sua volta agli istituti di credito per consentire di confermare le sospensioni a coloro che ne avevano fatto richiesta entro lo scorso 15 giugno.

Per quanto riguarda invece il via libera all’allungamento dei prestiti bisognerà attendere ancora, anche perchè le autorità italiane e quelle di Bruxelles starebbero ancora definendo i dettagli. Se l’ok resterà come sembra vincolato a una durata massima di 8 anni sarà necessario modificare il decreto Sostegni bis con un emendamento da presentare in Parlamento in sede di conversione del decreto in legge.

In ogni caso la riduzione della garanzia non sarà irrilevante ai fini dell’importo del finanziamento che potrà essere erogato, il quale potrebbe subire una decurtazione a seguito di una minore copertura pubblica. La cautela, d’altro canto, non è immotivata.

Secondo l’analisi dell’ufficio di Nsa la proroga della misure per la liquidità sta avendo un effetto positivo, perché sta spostando al 2022 quel picco degli Npl sui crediti garantiti che era atteso per quest’anno. E il fatto che questa dilazione stia coincidendo con una fase di uscita dalla pandemia e di crescita economica sta facendo rivedere le stime sull’importo dei crediti che potrebbe risultare deteriorato. Su uno stock complessivo di circa 150 miliardi di finanziamenti stimato da Nsa e che il fondo di garanzia per le Pmi ha in essere, includendo anche le garanzie concesse negli anni precedenti alla pandemia, e calcolato in 120 miliardi lo stock complessivo garantito, Nsa conclude che nel 2022 potrebbero ammontare a circa 8 miliardi i crediti garantiti deteriorati contro i 9 miliardi stimati in precedenza. La questione è che questi Npl sono destinati a tradursi rapidamente in una perdita secca per lo Stato perché ci sono le garanzie pubbliche. Da questo punto di vista ci sono novità importanti: le prime escussioni di garanzie presso il fondo per le Pmi sono già state avviate da importanti istituti di credito. Sono relative a finanziamenti entro i 30 mila euro, per i quali pur essendo previsto un preammortamento di due anni (per cui si pagano solo interessi) non sono state rimborsate le rate. E probabilmente si tratta solo l’inizio di un fenomeno che aumenterà nei prossimi mesi.

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