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Prestiti Etruria, chiusa l’inchiesta-bis

Milioni erogati «in assenza di idonee garanzie» al consigliere della banca e imprenditore Alberto Rigotti, all’ex leader di Unipol Giovanni Consorte, all’azienda di cui era dirigente il cognato di Pier Luigi Boschi.
E’ il secondo filone di indagini della procura aretina per il crac di Banca Etruria, che il pm Roberto Rossi ha chiuso ieri, sempre per bancarotta fraudolenta, ma per importi inferiori rispetto alla prima tranche di sei mesi fa. La banca è saltata a fine 2015 con un fardello di oltre 2 miliari di crediti problematici, dopo una serie di disperati tentativi di salvataggio che secondo ricostruzioni di stampa degli ultimi giorni coinvolgono l’allora ministra per le riforme Maria Elena Boschi, figlia dell’allora presidente di Banca Etruria. Gli indagati qui sono 28, principalmente componenti il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale della banca all’epoca dei fatti in esame. Tra loro ci sono il presidente Giuseppe Fornasari, il direttore generale e presidente del comitato crediti Luca Bronchi, il precedente dg Alfredo Berni, e un controllore con illustre passato da direttore generale della Consob, Massimo Tezzon. Non è indagato invece Boschi senior, al tempo semplice consigliere dell’istituto e che non faceva parte del comitato crediti. L’azienda di suo cognato è però citata tra gli episodi su cui indagano gli inquirenti.
Saico, di cui era dirigente Stefano Agresti (fratello della moglie di Boschi), ricevette per la controllata Energiambiente – nel 2007 rinnovo di fidi per 3,5 milioni e altri crediti per 1,1 milioni, «senza acquisire alcuna integrazione di garanzia reale o personale». Entrambe le società fallirono pochi anni dopo.
Tra gli episodi citati un credito di firma del 2006 da 5 milioni per la lussemburghese Abm Sa, di proprietà del consigliere e imprenditore Rigotti, «a fronte di una garanzia del tutto incapiente e inadeguata», ovvero un pegno di 2 milioni sul 9% delle azioni di Sviluppo mobilità spa (oggi fallita, e di cui Rigotti era consigliere), anche se questa già nel 2005 era in rosso per 2,3 milioni e «con elevatissima esposizione debitoria», 59 milioni.
Anche Consorte ebbe buon credito con Etruria. Il gruppo Intermedia, da lui fondato dopo l’estromissione da Unipol, è citato nelle carte per circa 8,5 milioni di fidi, «in difetto di dati istruttori necessari e idonee garanzie». Nel dicembre 2010, la banca gli concesse un mutuo per 3,1 milioni «con carattere di urgenza », e il parere dell’ufficio preposto all’istruttoria arrivò due giorni dopo.
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