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Prestiti Bce, le banche chiedono solo 29 miliardi

Raggiungono quasi i 29 miliardi di euro e sono i prestiti, a tassi bassissimi, che le banche italiane hanno chiesto ieri alla Bce con il patto di destinarli al finanziamento di famiglie (esclusi i mutui immobiliari) e imprese. Avrebbero potuto arrivare fino a 40 miliardi, ma si sono fermate prima, in linea peraltro con le previsioni e con quanto ottenuto nella prima asta di settembre, organizzata dalla Banca centrale europea nell’ambito del programma Tltro. In totale la Bce ha assegnato alle 306 banche europee che hanno partecipato all’asta 129,8 miliardi, una somma superiore agli 82,6 miliardi attribuiti in settembre ma al di sotto delle attese: complessivamente, tra settembre e dicembre, la liquidità immessa dalla Bce nel sistema ha raggiunto i 212,4 miliardi. 
Una cifra che rappresenta solo poco più della metà di quella messa a disposizione dall’Istituto di Francoforte pari a 400 miliardi. E soprattutto non tale da far fare passi significativi nel perseguimento dell’obiettivo fissato dal Consiglio direttivo della Bce e annunciato dal suo presidente Mario Draghi, di immettere liquidità per mille miliardi, aumentando di altrettanto il bilancio dell’Eurotower, con le misure finora varate (tassi di interesse vicino allo zero, Tltro, acquisti di obbligazioni bancarie garantite e di titoli cartolarizzati). Tant’è che ieri tra gli operatori di mercato, dopo i risultati dell’asta, veniva segnalato come più vicino l’avvio del «quantitative easing», cioè dell’acquisto massiccio di titoli di Stato, su cui peraltro permangono resistenze all’interno della Bce, guidate dalla Bundesbank. L’Europa, del resto, si trova ad affrontare il peggioramento delle previsioni su crescita e inflazione, richiamato ieri dal Bollettino mensile della Bce. Nell’indicare l’indebolimento delle previsioni, già segnalato da Draghi la scorsa settimana, gli economisti di Francoforte chiedono ai governi «il pieno rispetto dei requisiti del patto di Stabilità e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati» ed esortano a realizzare «riforme strutturali credibili ed efficaci per incoraggiare gli investimenti e anticipare la ripresa».
Le banche italiane, comunque, tra settembre e dicembre, hanno chiesto prestiti per oltre 58 miliardi a fronte di una disponibilità (il 7% degli impieghi) di circa 70. Ieri hanno coperto «addirittura circa un quarto dell’ammontare totale dei fondi assegnati dalla Bce all’insieme delle banche d’Europa» ed «è una ulteriore dimostrazione dell’intenso impegno per la ripresa», ha commentato il presidente Abi, Antonio Patuelli. In testa, nelle richieste, Intesa Sanpaolo con 8,6 miliardi, seguita, fra le altre, da Mps (3,3 miliardi), Ubi (3,2), Banco Popolare (2,7), Unicredit (2,2), Iccrea (1,8), Popolare di Milano (1,5) Popolare di Vicenza (1,2).

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