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Prestiti Bce domanda flop 3 miliardi a istituti italiani

Le avvisaglie c’erano state nei giorni scorsi, con le dichiarazioni alla spicciolata dei banchieri, ma nemmeno gli esperti del settore si aspettavano un flop di queste dimensioni: per la quinta asta di Tltro (con cui la Bce fornisce liquidità a quattro anni alle banche che ne facciano richiesta) gli istituti dell’eurozona hanno complessivamente presentato domande per 15,5 miliardi di euro.
Hanno partecipato all’asta 88 istituzioni, di cui tre italiani: Ubi, che ha preso 2 miliardi, Carige (710 milioni) e Bpm, che ne ha ritirati 250 milioni. «Non siamo sorpresi della bassa domanda», ha detto Peter Praet, membro del comitato esecutivo della Bce nonché capo economista dell’Eurotower secondo quanto riporta l’agenzia Market news international. Tuttavia sul mercato circolavano ben altre stime (per quanto contenute) nell’ordine di 70 miliardi. A questo punto, complessivamente, le aste della Bce hanno fornito liquidità alle banche per 400 miliardi (la più corposa è stata l’asta del dicembre scorso, per 130 miliardi).
Per spiegare la disaffezione verso queste aste occorre ricordare che gli importi presi a prestito devono andare a finanziare l’economia reale – a differenza delle aste Ltro – per cui probabilmente le banche hanno già fatto abbondantemente scorta nelle passate occasioni e ora si sono astenute, perché se questi fondi non diventano impieghi devono essere tutti rimborsati (nel settembre 2016). Barclays stima che il 70% del totale dei fondi presi con queste aste sia stato assorbito dalle banche italiane, francesi e spagnole. L’altra ragione è legata ai tassi: con i valori di mercato sempre più compressi, la liquidità fornita dalla Bce è meno conveniente rispetto al passato.
A zavorrare il lato dell’offerta di credito, da parte delle banche, influisce anche l’alto livello dei prestiti in difficoltà. Secondo il Fondo monetario internazionale i non performing loans (npl) dell’Unione europea sono arrivati a 1.000 miliardi di euro, oltre il 9% del pil dell’area a fine 2014, una cifra più che doppia rispetto al 2009. L’Fmi spiega che ridurre la quantità di asset in sofferenza «può essere un fattore cruciale per sostenere la crescita del credito».
Particolarmente pesante la situazione in Italia, dove i npl nel 2008 erano intorno al 5% del totale dei prestiti ma nel 2014 si sono avvicinati al 20%. Peggio sta la Grecia, tra il 30 e il 40% lo scorso anno contro un dato inferiore al 10% nel 2008. In Germania invece la percentuale è rimasta inferiore al 5% nel periodo analizzato mentre in Spagna l’anno scorso era sotto il 10% ma quattro anni prima era sotto il 5%; in Irlanda è passata in quattro anni da meno del 5% al 20% con un picco al 25%.
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