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Prestiti alle imprese dai fondi Sace, esportazioni e banca

Mentre la Banca centrale europea si appresta ad acquistare titoli dalle banche commerciali, per aumentare la loro capacità di credito all’economia, il governo italiano, con una mossa a sorpresa e dall’effetto immediato, allarga anche ai fondi d’investimento la possibilità di concedere finanziamenti diretti alle imprese. E apre la strada alla rapida trasformazione della Sace, la società pubblica che assicura i crediti alle esportazioni, in una vera e propria banca.
Sono le due maggiori novità che emergono dal testo del decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri, in forma molto più asciutta rispetto alle anticipazioni della vigilia, «in attesa del nuovo Capo dello Stato» ha detto il sottosegretario alla Presidenza Graziano Del Rio.
Nel decreto ci sono solo otto articoli, quasi tutti messi a punto dal ministro dello Sviluppo, Federica Guidi. Oltre alle misure per la trasformazione in spa delle maggiori banche popolari e l’apertura dei nuovi canali di finanziamento per le imprese, c’è una norma che garantisce la portabilità dei conti correnti bancari a costo zero, stabilisce la costituzione di una società pubblica per il salvataggio delle imprese in temporanea difficoltà, allarga i benefici fiscali già previsti per brevetti e marchi aziendali, e rafforza i meccanismi della Legge Sabatini per l’acquisto dei macchinari.
Da subito, dunque, tutti i fondi di investimento nazionali e comunitari, o internazionali, come i grandi credit fund americani, purché investano in Paesi inseriti nella «Lista Bianca» dell’Ocse, potranno concedere prestiti diretti alle imprese italiane, con il beneficio dell’esenzione della ritenuta d’acconto. Gli organismi di investimento collettivo del risparmio potranno sia beneficiare dei finanziamenti, che erogarne, con esclusione, però, delle microimprese.
La norma sulla portabilità dei conti bancari prevede che in caso di trasferimento di un conto di pagamento, la chiusura avvenga «senza oneri o spese di portabilità a carico del cliente» entro termini predefiniti.
Quanto alla Sace, l’istituto che oggi si limita ad assicurare i crediti alle esportazioni delle imprese italiane, ha spiegato Guidi, «potrà chiedere alla Banca d’Italia l’autorizzazione ad operare direttamente nel credito, e potrà divenire una banca per l’import-export, sul modello di quelle pubbliche di Francia e Germania». Dentro la Sace, ha proseguito Guidi, «ci sono altri 12 miliardi di euro di credito potenzialmente erogabile all’economia». Via libera anche al Fondo per «la ristrutturazione, il riequilibrio finanziario e il consolidamento industriale» delle grandi imprese (almeno 150 dipendenti) in difficoltà temporanea. Il fondo sarà sottoscritto da investitori istituzionali con l’emissione di azioni, alcune delle quali potranno godere della garanzia dello Stato (ma con un dividendo ridotto), e potrà restare nel capitale di un’impresa al massimo 7 anni (prorogabili a 10), distribuendo almeno i due terzi degli utili prodotti.
Disco verde anche alle «Pmi innovative», che godranno degli stessi benefici fiscali delle start up , mentre viene potenziata la Legge Sabatini, svincolando la sua dotazione dalla provvista effettuata dalla Cassa Depositi. Ogni banca, potrà dunque usare una raccolta autonoma per erogare le agevolazioni previste dalla legge in modo più veloce e a migliori condizioni di mercato.

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