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Prestiti alle imprese, calo record

Per trovare un livello più basso occorre tornare indietro di quasi sei anni, al gennaio del 2008, quando i prestiti alle società non finanziarie in Italia erano appena al di sopra di quota 820 miliardi. Questo in termini nominali, perché se si dovesse tenere conto dell’inflazione il balzo a ritroso nel tempo arriverebbe fino al termine del 2006, con gli 823 miliardi di euro di prestiti di ottobre 2013 a configurare l’ennesima brusca discesa per l’intero sistema.
Il credito bancario alle imprese, comunica la Banca d’Italia, si riduce su base annua del 4,9%, record negativo in termini di variazione, con un avvitamento progressivo che tra gennaio e ottobre ha raddoppiato la velocità di discesa. Un tracollo se questa percentuale si confronta con ciò che accadeva prima della crisi, nell’ottobre del 2008, quando i prestiti alle imprese balzavano del 10,3%.
Uno shock, quello odierno, che la massa dei crediti esistenti riesce in parte a mitigare mentre sul lato delle nuove operazioni la discesa è ancora più brusca.
Il gap a ottobre arriva al 12% degli importi, cioè cinque miliardi di nuovi crediti non concessi rispetto allo stesso mese del 2012. E anche allargando lo sguardo il clima non migliora affatto, perché nei primi dieci mesi dell’anno il gap sulle nuove operazioni sale ora a 56 miliardi, una frenata del 14% rispetto allo stesso periodo del 2012.
La riduzione dei prestiti “in entrata”, associata al trend fisiologico dei crediti in scadenza, determina uno stock di finanziamenti alle società non finanziarie in discesa a 823 miliardi, un calo di 47,7 miliardi rispetto allo stesso mese del 2012, di 92 miliardi se il confronto è con il massimo storico nominale di novembre 2011. Se le imprese non gioiscono neppure le banche trovano motivi di soddisfazione, con la corsa delle sofferenze che continua inarrestabile, in crescita del 22,9% ad ottobre. Guardando alle sole società non finanziarie ottobre vede per la prima volta lo sfondamento di quota 100 miliardi, un dato quadruplicato rispetto allo stesse mese del 2008, prima della crisi, e che negli ultimi 12 mesi ha provocato nei bilanci bancari un “danno” di 57 milioni al giorno, sabati e domeniche inclusi. L’effetto congiunto della crescita delle sofferenze e della riduzione dei nuovi crediti determina così una brusca riduzione del perimetro degli impieghi “vivi”, l’area di prestiti produttiva in grado per le banche di generare reddito: per la voce imprese e famiglie produttrici si tratta di una riduzione di 65 miliardi in 12 mesi (ultimi dati disponibili relativi a settembre ndr). Il premio al rischio chiesto dalle banche al sistema economico è così in forte crescita e il risultato è il totale annullamento della discesa dello spread nazionale, un calo annuo di un centinaio di punti base nella distanza tra Btp a 10 anni e Bund di pari durata da cui però le imprese non traggono alcun beneficio.
Per i prestiti fino ad un milione di euro, infatti, i tassi di interesse di ottobre sono in crescita per quasi tutte le scadenze, ad eccezione dei crediti tra uno e cinque anni. Situazione opposta nei finanziamenti più robusti, dove invece è il medio termine l’unica area in salita.
Il risultato finale non modifica comunque il quadro precedente, con il tasso medio sui prestiti per le nuove operazioni che in media vale il 3,51%, praticamente immobile rispetto a settembre, in calo di appena dieci punti base se confrontato con ottobre 2012.
L’effetto finale è drammatico, perché proprio nel momento in cui il sistema produttivo avrebbe bisogno del maggior sostegno possibile le banche centellinano le risorse, alimentando a loro volta un circolo vizioso fatto di fallimenti e imprese in difficoltà, sofferenze in crescita, tassi di interesse che non si riducono e crediti con il contagocce, nuove difficoltà per le imprese. Che a loro volta generano altre sofferenze. Il clima dei prestiti non è roseo neppure in Europa (-3,7%), anche se con ampie differenze: per Germania e Francia il calo a ottobre è rispettivamente dello 0,4 e dello 0,3% mentre la Spagna crolla di oltre 13 punti. Se il confronto riguarda gli ultimi cinque anni (elaborazioni del servizio studi Bnl gruppo Bnp-Paribas) il calo di prestiti per le imprese in valore assoluto è stato identico per Italia e Germania (42 miliardi) mentre in Spagna la caduta vale ben 320 miliardi. Se per le imprese il quadro non è roseo, in Italia neppure le famiglie sorridono, colpite dal tredicesimo calo consecutivo nei prestiti, giù dell’1,3% su base annua ad ottobre. Come risultato, per l’intero settore privato la contrazione è del 3,7% e anche in questo caso si tratta di un nuovo record storico. Negativo.

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