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Prestiti agevolati a chi fa le riforme offerta tedesca che guarda all’Italia

C’È un negoziato in Eurolandia che si sta sviluppando sotto traccia mentre le tensioni sulla vigilanza europea per le banche occupano il proscenio. Per una volta il confronto non riguarda un Paese da salvare, ma interessano da vicino l’Italia, il ruolo della Germania e può fare un enorme differenza sul modo di governare le loro economie nei prossimi anni.
L’idea di fondo trova in realtà quasi tutti d’accordo: servono incentivi monetari perché i governi dell’area euro affrontino scelte costose in termini di bilancio e di consenso fra i gruppi che ne subiscono le conseguenze. Denaro contro riforme, per rimuovere gli ostacoli che paralizzano queste ultime. Del resto anche nella Commissione europea e nei governi più intransigenti, tutti ormai accettano l’idea che certe liberalizzazioni, il riassetto del sistema giudiziario o una revisione delle regole sul lavoro creano anche dei perdenti. Poiché tutto ciò implica spesso delle spese, com’è accaduto con gli esodati dopo la riforma pensioni, si pensa ora a come attutirne l’impatto.
Sotto la superficie, questo sta diventando uno temi più discussi fra gli sherpa dell’area euro. Non è un caso se Angela Merkel ha già ottenuto che ai temi europei fosse riservata una corsia veloce nei negoziati per la grande coalizione a Berlino. La cancelliera una posizione ufficiale della Germania al più presto, per poter portare proposte già al Consiglio europeo di metà dicembre.Berlino pensa a «accordi contrattuali » con i quali i governi si impegnano in modo vincolante a approvare certe riforme. In possibile contropartita, Merkel ha già parlato di bacini «limitati» di risorse, fino a venti miliardi di euro, da offrire in prestito a tassi inferiori a quelli del mercato.
La proposta della Germania, per quanto non ancora formalizzata, sembra mirare soprattutto a sud delle Alpi. Fra i Paesi colpiti dalla crisi l’Italia è il solo a non avere avuto aiuti condizionati a un piano di interventi sull’amministrazione pubblica, sulle regole del lavoro o gli ordini professionali. Il fatto che Berlino pensi a questi «accordi contrattuali », rivela molto dei timori con cui guarda alla fragilità della maggioranza a Roma e al fatto che l’Italia sia ultima nel treno della ripresa. Mentre Spagna, Portogallo e Irlanda hanno fatto più riforme, più in fretta, e sono tornate a crescere dall’estate, quest’autunno in Italia il Pil hacontinuato a contrarsi e la disoccupazione a salire.
Non tutti però, a Bruxelles o nelle capitali, intendono lasciare a Merkel l’iniziativa su questo fronte che sta per aprirsi. Non il governo italiano, che vuole evitare di trovarsi stretto improvvisamente da una nuova camicia di forza. Osserva il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero: «Qualunque meccanismo di incentivi alle riforme dev’essere controbilanciato da un efficace meccanismo di solidarietà e di compensazione dei costi — dice Moavero — . Solo quando questo è ben chiaro possono esserci impegni sullemisure da prendere».
Ma soprattutto, sono la Commissione di Bruxelles e gli altri governi che non vogliono una svolta europea d’ispirazione così chiaramente tedesca. Di qui le proposte alternative sul tavolo in questi giorni. Fra queste non c’è un allentamento dei vincoli sui conti pubblici, debito o deficit. Ieri Olli Rehn, il commissario agli Affari monetari, ha sì detto che in futuro il ritmo del risanamento di bilancio potrà rallentare. Ma per lui niente che equivalga a una sospensione delle regole o anche solo a un rinvio delle scadenze.
Piuttosto stanno emergendo soprattutto due ipotesi per dare incentivi monetari ai governi perché si decidano a scelte impopolari. Un primo scenario prevede nuove emissioni di debito da parte del fondo salvataggi europeo (l’Esm), con la garanzia di tutti gli Stati dell’area euro e in particolare di quelli più solidi finanziariamente. In altri termini, soprattutto della Germania. A quel punto un nuovo Esm con una capacità finanziaria potenziale oltre i mille miliardi di euro potrebbe assolvere molte funzioni vitali per le economie più in difficoltà: garanzie sui prestiti bancari alle imprese, in modo da allentare la stretta creditizia, o prestiti a basso costo per finanziarie interventi specifici sulle pensioni o sul mercato del lavoro.
Circola poi fra i governi unaproposta, più audace, di creare una vera è propria capacità di bilancio dell’area euro. Eurolandia farebbe delle emissioni di bond, sempre garantite dagli Stati, per poi prestare ai governi che si impegnano a rompere i colli di bottiglia nelle loro economie.
Se ne discuterà al vertice di dicembre e, prima di arrivare a una decisione, sicuramente a vari altri. Però il treno ormai è partito. Dopo il terremoto finanziario fra il 2009 e il 2012, per qualsiasi sistema politico diventerà più difficile ostacolare la crescita del proprio Paese senza finire spalle al muro Europa.
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