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«Pressioni ricattatorie sui vertici della Bpm»

Il «comitato d’affari» che ruotava intorno a Massimo Ponzellini ha «ancora oggi» influenza nella Bpm al punto da essere in grado, dopo aver subito sollecitazioni addirittura di sapore ricattatorio, di fare pressioni per «assicurare l’impunità» ad «alcuni soggetti vicini» all’istituto di credito coinvolti nell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex presidente. La Procura di Milano commenta così «le modalità» con le quali la nuova gestione della banca ha deciso a gennaio, dopo aver approvato un accordo transattivo, di ritirare la querela nei confronti di Francesco Corallo, l’imprenditore del gioco d’azzardo ricercato per tangenti (5,7 milioni di euro, tra date e promesse) a Ponzellini e al suo braccio destro Antonio Cannarile in cambio di un finanziamento da 148 milioni.
Le valutazioni dei pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici sono nella documentazione che ieri ha portato agli arresti domiciliari l’avvocato Battista Onofrio Amoruso (59 anni, ex consigliere regionale lombardo 1995-2000 passato da Forza Italia all’Udeur e poi alla Margherita) attraverso il quale sarebbero transitate tangenti «private» per due milioni. Il ritiro della querela del cda Bpm alleggerisce la posizione degli indagati accusati di corruzione privata, reato procedibile solo su richiesta della banca. Non ferma, però, l’azione della magistratura perché, scrive il gip Cristina Di Censo, non può riguardare i nuovi episodi di corruzione contestati ad Amoruso e il reato, procedibile d’ufficio, di associazione per delinquere che portò ai primi arresti (annullati poi dalla Cassazione per un nuovo esame del Tribunale della libertà). Già a novembre 2012 in Procura era arrivata (non dalla Bpm) la lettera con cui Atlantis-Bplus chiedeva una «riconsiderazione» della querela. Girando la missiva al gip che stava già valutando l’arresto di Amoruso, i pm scrivevano che essa faceva un «preciso riferimento in chiave difensiva» ad Amoruso e consentiva al latitante Corallo di far «pervenire la sua voce e i suoi argomenti» ai vertici Bpm. Una «mossa palesemente scorretta» con la quale Corallo chiamava in causa «nominativamente» i componenti del consiglio di sorveglianza e del consiglio di gestione, compreso il presidente Andrea Bonomi al quale Corallo, individuandolo «come il “nemico”», rivolgeva «accuse molto pesati» che, «se fossero prese seriamente in considerazione dal consiglio di sorveglianza dovrebbero imporre la messa in discussione del suo incarico», sottolineavano i magistrati definendo la lettera un «grave atto di interferenza processuale e inquinamento probatorio, dal tenore ad un tempo ricattatorio e negoziale». Invece è stato deciso il ritiro in cambio della restituzione dell’anticipo residuo del finanziamento erogato. Una delibera sulla quale i pm indagheranno per capire se essa volesse anche «assicurare l’impunità di soggetti interni alla banca, i quali potrebbero essi stessi avere direttamente o indirettamente deciso l’adozione dell’atto».
Amoruso nell’indagine prende il ruolo di intermediario delle tangenti. Referente degli «Amici di Bpm», raggruppamento delle principali sigle sindacali i cui iscritti sono soci della banca, pur essendo probiviro dell’Istituto era in rapporti professionali con società che da esso ricevevano finanziamenti. La Guardia di Finanza di Milano ha accertato che sul conto corrente del suo studio legale la Atlantis-Bplus di Corallo ha versato oltre 1,2 milioni nonostante per essa Amoruso non avesse effettuato «alcuna prestazione» professionale. Dallo stesso conto, sono poi usciti 187 mila euro per la Penta spa, società che per gli investigatori è riconducibile a Ponzellini. Ma Pm e Fiamme gialle lavorano anche su altri fonti: l’avvocato ha ricevuto 170 mila euro da un imprenditore immobiliare in contatto con personaggi legati alla ‘ndrangheta che ha ottenuto 20 milioni dalla Bpm per la Ippo 2009 srl; 400 mila dalla Bialetti Holding, per un finanziamento di 5 milioni; 700 da Farmer Immobiliare e 300 mila da Risanamento.

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