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Pressione fiscale su di due punti

La “cura da cavallo” ha funzionato sui conti pubblici che appaiono in netto miglioramento secondo i dati diffusi ieri dall’Istat.
Nei primi nove mesi dell’anno appena trascorso l’indebitamento netto in rapporto al Pil è stato pari al 3,7 per cento, con un miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
In particolare, nei mesi compresi fra giugno e settembre del 2012 l’indebitamento netto è stato pari all’1,8% e, sempre con riferimento al terzo trimestre, il saldo primario (vale a dire l’indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo e pari al 3 per cento del prodotto interno lordo.
Il saldo primario attivo è tra l’altro superiore di 1,2 punti percentuali rispetto al terzo trimestre del 2011. Quanto al saldo di parte corrente, sempre tra giugno e settembre è stato pari a 3 miliardi e 542 milioni di euro (289 milioni in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente) con un’incidenza positiva sul Pil dello 0,9 per cento. Lo stesso Istituto nazionale di statistica, tuttavia, chiarisce che «al miglioramento dei saldi di finanza pubblica ha contribuito soprattutto l’andamento positivo delle entrate tributarie, trainato dall’Imu».
Dunque, il merito del dimagrimento del deficit pubblico è da attribuire in primis a quell’imposta di cui tanto discutono tutti i leader dei partiti politici oramai lanciati in campagna elettorale e della quale la stessa Unione europea chiede un aggiustamento, se non altro per ricondurre ai Comuni i proventi tributari.
Infatti, sul versante della spesa pubblica c’è da registrare che le uscite totali delle amministrazioni pubbliche sono aumentate, nei primi nove mesi dell’anno dell’1,4 per cento del Pil, risultando pari al 48,5 per cento del Pil, contro il 47,4 per cento del Pil totalizzato nei primi nove mesi del 2011.
Nel trimestre compreso fra giugno e settembre, inoltre le uscite totali sono aumentate in termini tendenziali dell’1,5 per cento e il loro peso sul prodotto interno lordo è stato pari al 47,5 per cento. Va detto, tuttavia che il carico degli interessi è stato rilevante: al netto dell’esborso per gli interessi, che nel terzo trimestre del 2012 è salito dell’8,2 per cento le uscite nel terzo trimestre sono aumentate soltanto dello 0,5 per cento.
Per contro, le entrate totali sono aumentate nel terzo trimestre dell’anno appena trascorso rispetto al terzo trimestre del 2011 del 3,4 per cento e il loro peso sul Pil è arrivato al 45,7 per cento ovvero 2,2 punti percentuali in più rispetto al 43,5 per cento registrato nel terzo trimestre del 2011. Mentre il valore della pressione fiscale nei primi nove mesi del 2012 è pari al 41,3% (era il 39,8% nello stesso periodo dell’anno precedente), mentre nel solo terzo trimestre 2012 la pressione fiscale era pari al 42,6% (40,6% nel corrispondente trimestre del 2011).
Si tratta, annota con il suo consueto understatement l’Istat, di un «significativo aumento», particolarmente doloroso per chi lo ha subito, tenendo conto del ciclo economico in discesa e anche di un fattore strutturale che purtroppo in Italia sembra davvero difficile da modificare in profondità, ovvero l’esistenza di una platea di tax payers troppo stretta.
La fotografia scattata dal l’Istat non cambia granché, anche se l’aggravio fiscale si attenua leggermente se, invece del terzo trimestre 2012, si analizza l’andamento dei primi nove mesi dell’anno scorso.
Le entrate totali nei primi tre quarti dell’anno sono aumentate in termini tendenziali del 2,7 per cento e il loro peso sul prodotto interno lordo è stato pari al 44,8 per cento. Le entrate in rapporto al Pil erano state pari invece al 43,2 per cento sul prodotto interno lordo nei primi nove mesi del 2011: si tratta quindi di un aumento dell’incidenza pari all’1,6 per cento in rapporto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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