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Pressione fiscale inarrestabile

Pressione fiscale a livelli «intollerabili» e un sistema economico che difficilmente sarà in grado di sopportare un ulteriore inasprimento della tassazione. È questo il quadro poco promettente delineato ieri da Enrica Laterza, presidente di coordinamento delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti, intervenuta commentando alcuni aspetti del Rendiconto generale dello Stato 2014.

Dal 2009, ha spiegato la stessa, si è assistito ad un «incremento del gettito di oltre 55 miliardi di euro, con un aumento della pressione fiscale di quasi 2 punti e mezzo». Nel 2014 la pressione fiscale ha toccato il 43,5%, soglia più elevata di 1,7 punti rispetto alla media europea. La presidente, apprezzando l’obiettivo di Governo volto alla riduzione del cuneo fiscale, ha rimarcato le «oggettive difficoltà» incontrate nell’affrontare un piano di spending review. «L’affannosa ricerca di risultati si è tradotta, tra il 2008 e il 2014, nell’adozione di oltre 700 misure di intervento in materia fiscale», cosa che ha posto in secondo piano «l’esigenza di una ragionata revisione strutturale del sistema fiscale, che consenta di pervenire a una minore onerosità e a una maggiore equità distributiva».

Entrate e uscite. Nel 2014 le entrate di bilancio hanno registrato un aumento dello 0,6% (+1% le entrate correnti); in crescita più consistente sono state invece le uscite primarie, totalizzando un +1,2% legato per lo più alle uscite per prestazioni sociali (2,7%) legate agli effetti prodotti dal conferimento del bonus da 80 euro introdotto dal Governo Renzi col dl 66/2014. Tale bonus, che è pesato in tutto circa 5,8 miliardi di euro, è rientrato nella categoria delle prestazioni sociali in denaro e non, come previsto dalla normativa Tuir art. 13 comma 1-bis, come riduzione del prelievo fiscale sui contribuenti. Sulla gestione delle entrate tributarie, specie nei riguardi dell’Iva, ha influito secondo la Corte la penalizzazione data dal «gettito disperso» pari a circa il 35%, che ha allargato il tax gap tra entrate potenziali ed effettive, rendendo l’Italia il terzo paese meno virtuoso d’Europa. Ad esso si andrebbero ad aggiungere le difficoltà legate ai ritardi legislativi.

Indebitamento. Nel 2014 l’indebitamento netto italiano è tornato a crescere del 3% rispetto al 2013, toccando i 49,1 miliardi di euro; un dato che stride con i propositi europei di raggiungere un pareggio di bilancio strutturale dal 2015 al 2017. «Il moderato aumento dell’indebitamento netto rispetto al 2013», ha affermato il presidente della Corte dei conti Raffaele Squitieri, introducendo l’udienza «è pressoché per intero da attribuire all’espansione delle spese per prestazioni sociali». Redditi da lavoro e consumi intermedi hanno «continuato a segnare incrementi di limitatissima portata, in linea con i programmi di revisione e contenimento della spesa», tuttavia un calo si è registrato sugli investimenti in opere e infrastrutture pubbliche, segnale non positivo di ripresa economica.

Debito/pil. Nuovamente in crescita il rapporto debito/pil, arrivato a toccare il suo massimo al 132,1% (con una variazione assoluta dello stock di debito rispetto al 2013 di 66 mld di euro dati dalla differenza tra onere del debito e crescita nominale del prodotto). Nonostante il contesto europeo abbia mostrato un aumento della tendenza del rapporto, la media dell’Eurozona rimane poco superiore al 95%.

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