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Pressing Usa-Fmi sul taglio al debito

Gli Stati Uniti vanno nuovamente in pressing sull’Europa perché risolva la crisi greca in modo da evitare contraccolpi sull’economia mondiale e sui mercati finanziari, soprattutto dopo che la nuova analisi del Fondo monetario internazionale sulla sostenibilità del debito greco ha accentuato le perplessità a Washington sull’accordo preliminare raggiunto nelle prime ore di lunedì fra Atene e i suoi creditori europei.
Il segretario al Tesoro Usa, Jacob Lew, ha incontrato ieri sera a Francoforte il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e oggi sarà a Berlino e Parigi per discutere il caso Grecia con i suoi colleghi Wolfgang Schäuble e Michel Sapin, che sono stati due dei protagonisti della trattativa. Ieri il premier francese Manuel Valls ha detto che «ci sarà un riscadenziamento del debito greco».
Lew rinnoverà le pressioni già esercitate da lui stesso al G-7 di Dresda a fine maggio e dal presidente Barack Obama al vertice dei sette grandi a Elmau il mese scorso. La preoccupazione americana riguarda anche, in misura non secondaria, le possibili ripercussioni geopolitiche di ulteriore instabilità in Grecia.
Con la visita di questi due giorni, Lew ripete gli sforzi diplomatici in Europa del suo predecessore, Tim Geithner, il quale affrontò diversi viaggi nelle principali capitali europee nel tentativo di portare a casa una soluzione, ma per la verità con scarso successo. Le sollecitazioni americane non mancarono anche allora di destare qualche irritazione. Lo stesso Geithner rivelò più tardi nelle sue memorie che già nel 2012 Schäuble si era dichiarato favorevole a un’uscita della Grecia dall’euro. Un paio di settimane fa, Schäuble rispose con una battuta all’ennesimo tentativo dell’amministrazione Obama di premere per un accordo sulla Grecia. «Potremmo dare la Grecia agli Usa e prenderci in cambio Portorico», disse il ministro tedesco in riferimento all’isola caraibica a sua volta alle prese con un debito al limite della bancarotta.
La soluzione del caso Grecia è complicata dal diverso approccio che l’Europa e il Fondo monetario hanno assunto finora sulla questione del debito di Atene. Gli europei chiedono anzi tutto l’approvazione delle riforme economiche da parte del Parlamento greco e l’avvio della loro applicazione. Solo dopo una prima verifica si potrà riparlare di ristrutturazione del debito, che fu già promessa nel 2012 e ogni caso non potrà prevedere un taglio del valore nominale, ma un allungamento delle scadenze e una riduzione dei tassi d’interesse. Secondo la valutazione del Fondo, l’impegno europeo sul debito «non è molto concreto e piuttosto debole», come ha detto un dirigente di alto livello nel presentare il nuovo studio di sostenibilità, che tiene conto del netto peggioramento accusato dall’economia greca a causa della chiusura delle banche e dell’introduzione dei controlli sui capitali. La Commissione europea a sua volta ha fatto una stima della sostenibilità del debito di Atene, meno drammatica di quella del Fondo, ma che a sua volta riconosce la necessità di un riscadenziamento.
Nelle attuali condizioni, secondo il documento dell’Fmi, che peraltro avanza qualche dubbio anche sulla capacità della Grecia di mantenere gli impegni sulle riforme, Atene avrebbe bisogno di un periodo di grazia, prima quindi di cominciare a pagare i suoi creditori europei, di 30 anni, oltre alla riduzione dei tassi d’interesse a livelli minimi. Le alternative sarebbero trasferimenti diretti dagli altri Paesi dell’Eurozona alla Grecia oppure un taglio immediato del valore nominale del debito, ipotesi quest’ultima respinta con forza soprattutto dalla Germania.
La questione del debito non è una divergenza puramente accademica fra l’Fmi e l’Europa: infatti, in base alle proprie regole, l’istituzione di Washington (nei confronti della quale peraltro Atene è al momento in arretrato di 2 miliardi di euro circa sui pagamenti, arretrato che dev’essere azzerato prima che l’Fmi possa di nuovo prestare alla Grecia) non può intervenire ulteriormente senza che ci sia la copertura finanziaria del fabbisogno di finanziamento del Paese per tutta la durata del programma di prestito. Senza l’alleggerimento del debito, questa condizione non è verificata. Questo priverebbe il terzo salvataggio della Grecia di una fonte importante di parte degli 85 miliardi di euro previsti e anche dell’avallo della credibilità dell’Fmi nella valutazione del programma, ritenuto fondamentale dalla Germania.

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