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Pressing tedesco su Ungheria e Polonia

Il destino vuole che in questa fine d’anno difficile l’Unione stia affrontando allo stesso momento due questioni che ne stanno mettendo in dubbio i principi e pilastri. Il primo nodo è quello relativo alla Gran Bretagna con la quale Bruxelles sta negoziando un sofferto accordo di partenariato post-Brexit. A ridosso di un nuovo vertice europeo, il secondo nodo riguarda l’Ungheria e la Polonia che tuttora stanno bloccando l’approvazione del bilancio comunitario.

Ancora ieri la presidenza tedesca dell’Unione ha esortato Budapest e Varsavia a rivedere la loro posizione. I due paesi stanno bloccando il benestare al bilancio 2021-2027, a cui è associato un Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro, perché insoddisfatti di un regolamento che vincola l’esborso dei fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. «È da irresponsabili ritardare un sostegno indispensabili ai cittadini europei», ha detto il segretario di stato agli affari europei Michael Roth.

La presidenza tedesca «continuerà a lavorare fino all’ultimo minuto della mezzanotte del 31 dicembre» per trovare una soluzione, ha aggiunto l’uomo politico. Le pressioni tedesche perché Ungheria e Polonia sblocchino la situazione si sono moltiplicate in questi giorni. Il capogruppo popolare al Parlamento europeo Manfred Weber ha difeso ieri il compromesso raggiunto da Consiglio e Parlamento sul regolamento, definendolo «equo e neutrale”, a difesa «dei nostri principi fondatori».

Difficile a questo stadio valutare appieno la posizione dei due paesi, che tanto beneficiano del bilancio europeo e del Fondo per la Ripresa. I premier Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki si stavano incontrando ieri sera a Varsavia, possibilmente alla ricerca di un compromesso. Nei giorni scorsi è circolata l’ipotesi di una dichiarazione rassicurante dei Ventisette che specificasse esattamente come verrebbe usato il regolamento criticato aspramente dai due paesi.

Commissione e Consiglio insistono per dire che il provvedimento sullo stato di diritto serve solo a proteggere il bilancio. A Varsavia c’è chi teme però che la scelta polacca di contestare la sentenza della Corte europea di Giustizia su una recente riforma della magistratura possa essere ragione sufficiente per applicare il nuovo testo legislativo. A ridosso del vertice europeo di domani e dopodomani, il premier Morawiecki non ha escluso un ulteriore summit per sbloccare la situazione.

In questo contesto, Berlino e Bruxelles valutano la possibilità di abbandonare per strada Ungheria e Polonia pur di permettere al Fondo per la Ripresa di vedere la luce (si veda Il Sole 24 Ore del 3 dicembre). Uno specialista, il presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo Virgilio Dastoli, nota che secondo i Trattati la cooperazione rafforzata non può mettere in discussione la cooperazione economica, sociale e territoriale nell’Unione europea.

Infine, è da segnalare che critiche questa settimana alla posizione dei premier nazionalisti Orbán e Morawiecki sono giunte dai sindaci di Budapest e di Varsavia. Quest’ultimo, Rafal Trzaskowski, ha spiegato che nel caso di perdurante veto, «l’Unione europea dovrebbe permettere agli eletti locali di utilizzare il denaro comunitario». Ha aggiunto il sindaco della capitale ungherese Gergely Karacsony: «Siamo a favore dell’Europa e delle istituzioni europee».

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