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Pressing su Juncker: «Chiarisca» Più tempo per i voti alla manovra

L’agenzia Bloomberg e il quotidiano Financial Times , due dei più autorevoli media d’Europa, attaccano direttamente Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, per gli strascichi del caso «LuxLeaks»: «Se ne vada», dice in sostanza Bloomberg , mentre il FT invita Juncker a dire quello che sa e «a prendere misure» perché il suo Lussemburgo smetta di favorire le evasioni fiscali delle imprese internazionali. 
A questo punto, con il Parlamento Europeo che ribolle, e con la Commissione che ha già aperto un’inchiesta, non si può escludere alcuno sviluppo. Juncker dirà la sua probabilmente prima del 20 novembre, giorno in cui presidente della Commissione parteciperà al vertice G20 a Brisbane, in Australia. Lo accompagnerà Herman van Rompuy, presidente del Consiglio dei ministri dell’Unione europea, che è ormai ai suoi ultimissimi giorni di mandato (e proprio questa scelta, dati anche i costi di un viaggio ufficiale in Australia e la recessione che attanaglia mezza Europa, ha già destato qualche polemica).
A Bruxelles, la tensione è al massimo. Piovono qui voci di ogni genere, e una è rimbalzata da Roma, da fonti giornalistiche o anche da alleati che non spasimano d’amore per Matteo Renzi: «A giorni, forse già questa settimana…la Commissione Europea farà scattare una procedura d’infrazione contro l’Italia» per il mancato rispetto del pareggio di bilancio nel suo piano di stabilità, o per l’eccessivo debito pubblico. Risposta da fonti della Commissione Europea: la notizia della procedura imminente è «falsa», per di più «non è ancora conclusa l’analisi dei piani di bilancio» e le opinioni sui singoli Paesi «non saranno adottate questa settimana».
E la prossima settimana? Niente è sicuro, se non che entro il 30 novembre i giudizi sui piani di stabilità nazionali dovranno essere pronunciati. Nel frattempo, però, l’Italia riceve lo stesso da Bruxelles nerbate e rimbrotti: dalle misure per gestire i fondi europei («L’Italia ha intrapreso misure per migliorare la gestione dei fondi strutturali europei, ma l’attuazione di queste misure procede lentamente e alcuni dubbi rimangono»), alla preoccupazione per le riforme (lo sforzo del governo «è cresciuto ma i progressi sono irregolari» dice la Commissione, ma «diversi pacchetti ambiziosi di riforme tuttora restano in attesa di una piena adozione»), alla spending review che secondo la Commissione Europea è tuttora avvolta «da una significativa incertezza», mentre «resta di fondamentale importanza per finanziare importanti misure negli anni a venire».

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