Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il pressing per sbloccare l’uso del fondo tutela depositi

La soluzione delle crisi bancarie italiane sarebbe molto più rapida e meno problematica se le autorità europee competenti (leggi la Dg Competition) non avessero dato un’interpretazione restrittiva degli aiuti di Stato, che nei fatti impedisce l’utilizzo dei fondi di tutela dei depositanti per gli interventi preventivi sugli istituti di credito in difficoltà. Il governatore Ignazio Visco ha insistito a più riprese nella sua relazione di fine mandato su questo punto. E non è un caso: l’utilizzo di questi fondi può essere determinante per disinnescare il rischio che la situazione di difficoltà di una banca italiana divenga l’occasione, per i numerosi e frammentati regolatori e controllori europei, per mettere sotto scacco un intero paese.
Se fosse possibile utilizzare le risorse del fondo di tutela dei depositi (che è obbligatorio e finanziato dal sistema bancario italiano) per interventi preventivi, come acquistare Npl o sottoscrivere aumenti di capitale, crisi come quella della banche venete troverebbero soluzioni più rapide e meno dolorose. Del resto, ricorda il governatore Visco, in passato le crisi bancarie venivano gestite proprio così. «Abbiamo avuto conferma che le crisi bancarie vanno risolte il prima possibile. Da noi rispetto al passato le leve della Vigilanza per affrontare le crisi sono meno efficaci – ha chiosato ieri – l’utilizzo dei fondi pubblici è limitato a pochi casi eccezionali e persino l’intervento del fondo di tutela dei depositi è considerato un improprio aiuto di Stato». L’allusione del governatore è all’interpretazione restrittiva data nel 2016 dalla Dg Competition all’utilizzo dei Dgs (deposit protection schemes) equiparandoli ad aiuti di Stato. Un’interpretazione che però non trae base giuridica nè sulla direttiva dei Dgs, tantomeno sulla Brrd che ha introdotto il bail in. È per questo motivo che l’Italia ha impugnato a suo tempo quella interpretazione (nata sul caso della banca Tercas) di fronte alla Corte di Giustizia europea. Quell’interpretazione, anche stando all’evoluzione della causa, sta mostrando sempre più i suoi limiti giuridici. Al contempo, la Dg Competion già da qualche tempo ha cominciato a dare segnali di apertura sulla possibilità di riammettere l’utilizzo di quei fondi per gli interventi preventivi. Certo, difficilmente sarà possibile che già per il caso delle banche venete l’utilizzo del fondo di tutela dei depositi possa essere consentito. È anche vero, comunque, che in sede di revisione della direttiva Brrd ora in corso a Bruxelles sono già state proposte modifiche per prevedere esplicitamente nell’ambito delle norme sul bail in la possibilità di utilizzo dei Dgs. In questo senso un emendamento è stato elaborato da Federcasse e proposto al parlamento europeo. Ma una posizione analoga è stata espressa anche dal ministero dell’Economia nell’ambito del Consiglio europeo.
«La nostra attività si è svolta in una fase concitata di mutamento della normativa internazionale ed europea – ha ricordato ieri Visco -. Soprattutto, la definizione di un nuovo sistema di gestione delle crisi bancarie e prima ancora l’interpretazione restrittiva della disciplina degli aiuti di Stato hanno segnato, come ho più volte osservato, una brusca censura. In una congiuntura sfavorevole sono stati sottovalutati i rischi della transizione».
E ancora: «in un contesto di mercato in cui il trasferimento delle attività bancarie è assai difficile (leggi la cessione degli Npl, ndr) – ha detto – gli interventi dei fondi di tutela dei depositanti sono stati equiparati dalle autorità europee competenti ad aiuti di Stato, sebbene il loro finanziamento sia interamente di natura privata e il loro utilizzo mosso da scelte imprenditoriali e non da interventi delle autorità».

Laura Serafini

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa