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Pressing per il Jobs Act, resta il nodo licenziamenti

Dopo una settimana di rinnovate pressioni per il varo in tempi rapidi della riforma del lavoro, l’iter del Ddl delega riparte dal nodo (ancora da sciogliere) sulle tutele in caso di licenziamento ingiustificato per i futuri contratti.
Le richieste per un passo avanti concreto su un provvedimento che è all’esame del Senato dal 3 aprile scorso sono giunte in via indiretta dalle autorità monetarie (prima con Draghi e poi con Visco), dal governo con le sollecitazioni del ministro Pier Carlo Padoan, dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi e ancor più esplicitamente dall’Ocse, che ha sollecitato un’approvazione rapida del Jobs Act e, soprattutto, una sua effettiva e ben monitorata attuazione.
Oggi è attesa una riunione dei capigruppo al Senato per decidere il calendario delle attività e giovedì mattina tornerà a riunirsi la commissione Lavoro. E il governo è pronto con l’ultimo emendamento, quello per la costituzione dell’Agenzia nazionale per le attività ispettive, che verrà presentato sempre giovedì in attesa del via libera della commissione Bilancio su tutti gli altri emendamenti accolti. L’obiettivo resta quello di un’approvazione veloce in Senato, una volta chiusa l’intesa sull’articolo 18 (in settimana potrebbe esserci un nuovo vertice politico) per arrivare al varo definitivo del Ddl entro fine anno. «Il problema non è l’articolo 18 ma superare il dibattito sull’articolo 18. La proposta del Pd è quella di avanzare una riforma complessiva del mercato del lavoro» ha rilanciato Filippo Taddei, responsabile economico del Pd. A proposito del contratto a tutele crescenti, nelle scorse settimane il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha spiegato come l’obiettivo sia quello di renderlo «meno oneroso per l’impresa, alleggerendo il carico fiscale e contributivo». I centristi spingono, però, per l’abolizione dell’articolo 18 (limitandolo ai licenziamenti discriminatori) e la sua sostituzione con un indennizzo crescente con l’anzianità aziendale.
Intanto al ministero del Lavoro scatta questa settimana la riorganizzazione prevista da uno degli ultimi Dpcm lasciati in eredità dal precedente Governo (è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 25 agosto). Diverse le novità, a partire dalla costituzione di una nuova direzione generale che accorpa la gestione dei sistemi informativi e tecnologici e la comunicazione, mentre viene sdoppiata la direzione per le Politiche attive e passive con due responsabili apicali. Termina l’interim sulle Attività ispettive con l’assegnazione di un nuovo responsabile dopo la gestione di questi mesi affidata al segretario generale (Paolo Pennesi, il quale non cambierà ufficio) mentre l’avvicendamento più importante è tra i due direttori generali che finora avevano gestito la Dg Previdenza e la Dg Personale. Il riordino è per necessità provvisorio, in attesa del varo del ddl delega, visto che il testo prevede l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’impiego cui si aggiungerà, come detto, l’accorpamento in un’altra agenzia nazionale delle attività ispettive di Lavoro, Inps e Inail. Due provvedimenti che, una volta adottati, comporteranno una nuova riorganizzazione anche per i vertici del ministero.

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